Alessandro Del Piero: "Il problema razzismo si risolve con l'impegno di tutti"

Alessandro Del Piero in questi giorni è molto loquace. Dopo l’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport adesso arrivano altre sue dichiarazioni, stavolta da Eurosport. Alex ha parlato ancora una volta del ritiro in Italia con il Sydney e della sua avventura in Australia:

“Il ritiro è stata un’avventura fantastica, energica. Molta gente ha lavorato in poco tempo per noi, in modo da farci trovare delle strutture perfettamente agibili e con tutti i confort necessari. È andato tutto bene, la risposta del pubblico è stata pazzesca, fantastica. In media c’erano  2.000 persone agli allenamenti e questo ha fatto piacere a tutti. Incredibile l’entusiasmo che si è creato ad ogni singolo evento.

Del Piero coppa

L’ex capitano bianconero ha poi specificato: “Il legame con i tifosi, anche dall’estero, è sempre stato molto acceso, già quando giocavo nella Juve. C’era gente che faceva chilometri per venire a vederci a Torino o nelle tournée o nelle nostre trasferte. Ho sempre sentito l’affetto dei tifosi e toccarlo con mano in Australia è stato bello ed esaltante, una risposta che mi riempie di orgoglio per tutto quello che ho fatto fino ad oggi e che mi dà grandi motivazioni.”

Quanto al suo futuro “Alex” spiega: “Sono felice delle mie scelte, ero consapevole mentre le facevo e sono rimasto soddisfatto anche dopo. Non ho mai giocato in Premier? Ho sempre guardato al calcio inglese a quello spagnolo con grande interesse perché erano nostri avversari e perché lì c’è uno spirito competitivo, come quello che sta nascendo in Germania e in Francia. Ma posso fare una sola carriera, non posso giocare ovunque e sono felicissimo delle scelte che ho fatto. Una gara che vorrei rigiocare? Ce ne sono diverse, non solo quelle come la finale dell’Europeo del 2000. Di molte vorrei cambiare il risultato di altre vorrei riviverne le emozioni uniche.

Alex Del Piero nazionale

C’è tempo anche per i vecchi ricordi: “Pensando alla nazionale, ovviamente mi vengono in mente la semifinale e la finale del Mondiale 2006, dove ho segnato e gioito. Comunque bisogna attenersi alla realtà e il percorso che ho fatto mi è servito in tutte le sue fasi, anche in quelle meno positive. Sul mio futuro la realtà è che io penso da calciatore, un anno dopo l’addio alla Juventus e all’Italia penso ad iniziare e a finire bene la prossima stagione. Non faccio piani per quello che sarà il mio futuro da calciatore. Dove mi vedo tra dieci anni? Non penso mai a queste cose, mi focalizzo sul presente. Quando mi è stato chiesto ho sempre risposto che ancora non lo so, fortunatamente ci sono tante possibilità. Vedremo quello che si presenterà.”


Alex si sofferma anche sul problema del razzismo:

“È un argomento che non si può esaminare in trenta secondi, è un discorso molto ampio anche perchè è datato e se ne parla da anni. È una cosa che si risolve con l’impegno di tutti, delle scuole, degli enti del governo. Quello che succede nel calcio può essere un fatto trainante come succede anche per altri argomenti. Aldilà dei gesti eclatanti, come è stato quello di Boateng, rispetto a vent’anni fa le cose mi sembrano migliorate. Ma c’è ancora da lavorare perché tutti i tipi di discriminazione razziale vengano cancellati; e questo deve valere non solo per il colore della pelle, perché ci sono anche altri tipi di razzismo che vengono tralasciati. L’impegno deve essere da parte di tutti per cercare di vivere meglio ogni situazione, rispettando ogni tipo di diversità.”

Gli allenatori del suo passato e la sua generazione di giocatori:

“Ho sempre cercato di cogliere il meglio dai miei allenatori, a seconda di quelle che sono le mie possibilità. Così, anche chi è stato poco come me, solo un anno o due, mi ha lasciato tanto dentro. Ovviamente per quello che è stata la mia carriera, Lippi ha rappresentato molto, perchè con lui sono stato tanto tempo, abbiamo vinto tutto sia con la Juve che con la Nazionale e c’è un rapporto di stima, dato anche dal fatto che abbiamo ottenuto grandi successi – e questo lega molto le persone. Però sono rimasto felicemente in contatto anche con molti altri, che in modo diverso mi hanno dato qualcosa. La nostra generazione, quella dei Cannavaro, dei Nesta, dei Totti, è stata speciale. Le nuove leve hanno bisogno di tempo per incidere anche in Europa. Spero che il calcio italiano sia in crescita perché è evidente il gap con l’estero, non solo dal punto di vista tecnico ma anche per quello che riguarda i risultati, come abbiamo visto nelle coppe. Spero che le parti interessate possano svolgere un grande lavoro per migliorare calcio italiano.”

Alex Del Piero e Francesco Totti

Infine, Alex fa una disamina dei suoi possibili eredi:

“Insigne è un giocatore che seguo con interesse. Credo che tutti ci siano molti giovani come lui davvero interessanti, che poi sono quelli di cui tutti parlano. Penso che stiano facendo un percorso diverso da quello che feci io ai miei tempo; a 19 anni avevo gia vinto dei trofei, sono storie diverse, ognuno deve scrivere il proprio cammino. Li guardo con attenzione perché mi auguro che possano sempre giocare con entusiasmo, con energia e con voglia, senza essere pressati da ciò che vuol dire diventare un calciatore e senza che siano per forza paragonati a qualche grande del passato.”

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