Alex Del Piero: "La Juve favorita per lo scudetto, può giocarsela in Champions"

Alessandro Del Piero torna a parlare della sua squadra del cuore, la Juventus, in una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Ecco le parole dell’ex capitano bianconero che ritorna sul suo addio alla società di Agnelli:

“Chi ha sbagliato tra me e loro? Non mi sono posto la domanda. È una vicenda che ha infinite sfumature. Si è trattato di un addio traumatico che ha lasciato strascichi inevitabili. Io non voglio dividere nessuno: chi tifa per la Juve può anche tifare per il Sydney

Alex ringrazia anche i suoi compagni che non hanno scelto di prendere la maglia numero 10 per onorarlo, maglia che verrà comunque utilizzata da Carlitos Tevez la prossima stagione:

“Il numero 10? È stata la più grande gratificazione da parte dei miei ex compagni, che hanno deciso di non indossarla. Ringrazio Vidal, Pirlo, Marchisio, Buffon, tutti coloro che avrebbero potuto prenderla. E rido dentro, per la felicità”. 

Tevez numero 10

Del piero parla anche dei possibili obiettivi dei bianconeri in questa stagione:

“In passato la mia Juve aveva come obiettivo anche la Champions, che ti succhia molte energie, e una rosa meno ampia. Adesso ci sono due giocatori per ogni ruolo, in questo momento la Juve ha sei attaccanti. C’è la possibilità di scegliere. Con la rosa così vasta la Juve può provare serenamente a vincere il terzo scudetto consecutivo e anche a giocare per la Champions. A noi capitava inconsciamente di pensare che in campionato avevamo tempo per recuperare, ma poi questo tempo non c’era”.

Il suo futuro, il Sydney che vorrebbe assegnargli la fascia di capitano e il ritiro in Italia con la squadra australiana:

“Sul mio possibile ritiro deciderò dopo Natale, quindi tra il 26 dicembre e… Ferragosto. Comunque credo che gennaio e febbraio saranno i mesi in cui dovrò fare due chiacchiere con me stesso. Ascolterò sia la testa che il fisico. La fascia da capitano spingono per darmela, a me piace mantenere gli equilibri di squadra. Ne sarei strafelice, ma prima ne parlerò con i compagni e comunque non cambierebbero il mio impegno e la mia dedizione. Durante il ritiro è stato fatto un lavoro straordinario da parte di tutti e non lo dico perché il primo applauso va a mio fratello Stefano.

Marchisio Del Piero Juventus

Pinturicchio aggiunge:” In pochissimo tempo è stata organizzata ogni cosa nei minimi particolari. C’è stata disponibilità da parte di tutti gli enti. E’ difficile che si creino certe sinergie in modo così rapido e naturale, ma tutti hanno fatto la loro parte e il successo è dipeso anche da questo. La partita a Padova? È stata la naturale conseguenza di un percorso. Bello tornare all’Appiani dove avevo giocato da bimbo. In alcune situazioni ho pensato più intensamente a papà. Come quando mi hanno intitolato un tratto del lungomare e hanno mostrato alcune immagini della mia vita: in una foto c’era lui”.

L’ex capitano bianconero tratta anche delle differenze dei carichi di lavoro in allenamento tra Italia, Australia e resto d’Europa:

“Probabilmente, in Europa, i top club seguono certe logiche antiche, ma nelle serie minori magari qualcosa sta già cambiando. Confido nei giovani allenatori. Secondo me i giocatori vanno responsabilizzati. La base di partenza tra le due nazioni è diversa, ma ci sono punti di contatto. Gli australiani sono molto anglosassoni: se subiscono un’entrata dura non dicono niente, ma reagiscono male a una gomitata o a una trattenuta. Non sopportano le scorrettezze.

E sul campionato italiano: “In Italia, invece, sui corner non sappiamo marcare senza furbate. Dal punto di vista tattico i giocatori australiani sono meno preparati perché non esiste il settore giovanile, ma i ragazzi sono liberi mentalmente, generosi, istintivi. In Europa invece sono molto più avanti di noi: guardiamo a cosa hanno fatto l’Inghilterra negli ultimi 15 anni e poi la Germania. Hanno costruito o ammodernato gli stadi, risolto il problema della sicurezza, lavorato sull’istruzione allo sport. Negli altri Paesi c’è rispetto delle regole, certezza della pena, onestà. I Rangers Glasgow, club storico, sono falliti e mica sono stati ripescati. In Italia sprecammo il Mondiale ’90: adesso serve una svolta radicale”.

Alex Del Piero e Francesco Totti

Alex si sofferma infine sui giocatori che hanno fatto e fanno la storia del calcio, sia italiano che internazionale e risponde alla domanda su chi sia più forte tra lui, Roberto Baggio e Francesco Totti:

“Forse mi sarei divertito più con Leo Messi che con Ronaldo perché è alto come me… Ma anche Cristiano è eccezionale. Abbiamo vinto tutti e tre anche solo per il fatto di essere stati inseriti nel vostro dibattito su chi sia più forte. Io, Roberto e Francesco abbiamo avuto percorsi diversi. Poi bisogna intendersi sul concetto di grandezza. Il mio? Scrivere la storia: non c’è nulla come questo. E poi c’è un altro step, quello più alto: entrare nel cuore della gente”.

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