Alexi Lalas, da Padova a Roma-Barcellona

Barcellona-Roma la possiamo prendere da dove ci pare, alla fine sempre di un 4-1 si tratta. Possiamo parlare di un rigore non concesso e che, a differenza di quello che dice il generoso Dzeko, non avrebbe cambiato nulla sulla storia di questa partita.

La partita del Camp Nou di ieri sera

Possiamo parlare del record dei due autogol subiti dai giallorossi e aggiornare gli albi per i feticisti delle statistiche. Sarebbe anche interessante approfondire il tema dell’incredibile parabola di Defrel, pagato quest’estate la bellezza di 20 milioni di euro, bonus non mantenuti a parte, che ieri sera, anche se per un quarto d’ora scarso, ha pascolato per il Camp Nou, e non abbiamo ancora capito perché.

La Roma è una squadra dalla chiara identità, ben messa in campo che ieri sera è stata molto sfortunata. Il suo allenatore è un tipo serio e con delle buone idee in testa. In poco tempo è stato capace di dare alla squadra un’identità chiara, e i frutti di questo lavoro, se non sul tabellone, si sono visti in campo. La Roma è riuscita ad arginare per lunghi tratti l’estenuante Tiki-Taka blaugrana, soprattutto nel primo tempo quando con coraggio è andata ad aggredire la banda Mesi nella propria metà campo. Dispiace perché non è stato il Barcellona irresistibile che conosciamo, ma è proprio per questo che dobbiamo fare i complimenti a Di Francesco e ai suoi ragazzi.

La storia di Lalas

A dirvela tutta però mi è passata la voglia di scrivere di questa partita già dalle prime battute di telecronaca. La mia famiglia viene da San Donà di Piave, più vicino a Treviso che a Padova, ma in famiglia sono tutti biancoscudati. Di tifare Juve, Milan o Inter, come funziona in provincia non se n’è mai parlato. Mio nonno mi ha svezzato parlandomi del Paron Rocco -senza il quale la bacheca del Milan non sarebbe così gonfia di trofei- e di un certo “uccellino” Kurt Hamrin che, una vita prima che nascessi, fece 20 gol in una sola stagione per poi volare via. Quando mio cugino Simone ha iniziato a portarmi all’Euganeo si ballava tra la serie B e la serie A.

Ieri sera ho preso il regionale per Venezia e da Santa Lucia, dritto fino a Roma. Col computer sulle ginocchia mi sono sintonizzato con il Camp Nou. La connessione gracchiava, ma alla fine sono riuscito a trovare un canale streaming americano. Appena ho sentito la voce del commentatore, ci stavo per rimanere secco: Alexi Lalas, il nostro Generale Custer con la chitarra in mano. Era un calciatore ma sembrava uno dei Nirvana. Oggi sembra un impiegato del catasto, capelli corti, senza barba, giacca e cravatta, ma all’epoca era tutta un’altra storia. Le sue metafore musicali erano memorabili. All’esordio in serie A ,il Padova venne asfaltato da una Sampdoria stellare e questo fu il suo commento: “la Sampdoria ha suonato troppo forte, noi non abbiamo saputo tenere il ritmo.” Indimenticabile Padova Milan dell’ottobre del ’94, in cui aprì le marcature, primo americano a segnare in serie A, per un’incredibile vittoria contro l’armata di Capello. Non so più quanto tempo sia passato da quell’anomalia dai capelli rossi, ma stiamo parlando del mio poster in camera che una volta incontrai di persona. L’estate era scoppiata con i suoi moscerini nervosi, e con la bicicletta bisognava stare attenti a non finire per terra. Ho visto questo colosso alto quaranta metri con la fascia alla Rambo in testa e, nonostante il caldo aveva degli anfibi piuttosto impegnativi.

Oggi se incontro un calciatore, lo lascio in pace anche perché non vorrei che mi schizzasse come spesso fanno, ma da piccolo correvo verso di loro come fossero parenti, e lui mi ha trattato come ci si aspetta faccia lo Zio d’America. All’epoca mi sembrava normale, oggi mi manca quel calcio e mi mancano gli eroi dell’Euganeo. Quello stadio ha visto nascere Alessandro Del Piero con le linguette degli scarpini che sfioravano le punte e la sua classe magnetica. Mi ricordo di Benarrivo, Di Livio, Pippo Maniero, Albertini, Galderisi, De Franceschi, Vlaović, Amoruso e persino Zenga, che mollerà a metà stagione per andare a finire la carriera nei New England Revolution di Alexi Lalas. Guardando Barcelolla-Roma ieri sera, ho pensato a questi giocatori ed al vecchio Euganeo.