Amarcord, Messico 1970: quando l'Italia pescò l'Uruguay ai gironi

Correva l’anno 1970: per un’era che nasce, quella di Gheddafi che dava inizio al suo nazionalismo, c’è una che finisce, i Beatles si sciolgono dopo aver collezionato tantissimi successi.

E’ l’anno dei mondiali che quell’anno si tennero in Messico e l’Italia si trovava nel crocevia della propria era: infatti a parte i trentenni Albertosi e Burgnich, quasi tutti erano nel fiore della propria età, da Riva a Boninsegna, da Rivera e Iuliano, da Mazzola a De Sisti ed infine c’erano i giovani Furino e Gori, appena ventiquattrenni.

Il campionato italiano l’aveva vinto il Cagliari di Riva che si preparava a giocare il suo secondo mondiale dopo quello del ’66 ma stavolta da protagonista. L’Italia pescò nel proprio girone l’Uruguay (due volte campione del mondo) la Svezia e l’Israele.

Italia mondiali 1970

La prima fase fu discreta per l’Italia che riuscì a qualificarsi solo grazie alla vittoria contro la Svezia con rete di Domenghini. Nella fase eliminatoria l’Italia si risveglia e abbatte prima il Messico con un poker firmato da Riva e Rivera, poi batté in semifinale la Germania, una partita che è rimasta fra gli annali della nostra storia, uno strepitoso 4-3 maturato nei tempi supplementari con il gol definitivo di Rivera arrivato al centounesimo minuto.

In finale l’Italia incontrò il Brasile e il risultato sembrava quasi scontato visto che affrontava una squadra fortissima, forse la più forte mai esistita. La Seleçao diede una lezione di calcio all’Italia che, oltre al gol di Boninsegna, non arrivò quasi mai vicino alla porta. Le reti brasiliane furono di Pelè, Gerson, Jairzinho e Carlos Alberto. A Rio 2014 l’Italia incontrerà di nuovo l’Uruguay con la speranza che il mondiale abbia la stessa portata ma con un finale diverso, stavolta la lezione di calcio vogliamo infliggerla non riceverla.

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