Essere un attaccante è complicato, è un mestiere difficilissimo che porta a cambiamenti d’umore non indifferenti. Le sorti della squadra dipendono da lui, che se è in giornata, può diventare determinante, trascinando i compagni verso traguardi importanti. Se non lo è, diventa un ostacolo in più, anzi un nemico da contrastare.

Un centravanti vive per il gol, e se non riesce a realizzarlo va in crisi. Molti i calciatori che si sono rovinati nel corso degli anni, lasciandosi sopraffare dalla depressione. Diversi i gesti scaramantici per combattere la sfortuna. Tante, forse troppe, le liti con i compagni per errori o passaggi sbagliati. Il gol per un attaccante è come una sigaretta, che se non fuma va in astinenza. Numerose le strade per sconfiggerla, ma alla fine l’unica cosa che conta è lo scopo. E nel calcio lo scopo è il fare gol.

COME SI DIVENTA ATTACCANTI

Nel gioco del calcio il gol arrivò dopo tante invenzioni. Dopo aver creato campi, porte e palloni, in tanti si chiesero a cosa servisse quel gioco così strano, senza un determinato obiettivo. Alcuni cercarono di puntare sul controllo, ovvero di essere i “padroni” della palla, tenendola il più possibile. Altri cominciarono a capire il concetto di “rete”, creando porte subdole, costituite da sassi e oggetti di ogni tipo, dove far entrare la sfera.

Pian piano, dopo tante teorie ed invenzioni, il calcio cominciò a prendere forma, diventando nella metà del ‘800 sport a tutti gli effetti. La tattica non esisteva, e i ruoli erano ancora da definire. Ogni giocatore correva per tutto il campo, lanciandosi come un guerriero all’assalto del nemico. Con la creazione dei primi moduli, il Metodo e il Sistema, cominciarono a diventare importanti la tattica, la disposizione sul terreno, ma soprattutto gli attaccanti, che essendo in una posizione più avanzata, diventarono decisivi per la concretizzazione finale.

LA PASSIONE DEI TIFOSI PER GLI ATTACCANTI ANCHE SENZA TV

Spesso e volentieri vengono ricordati maggiormente rispetto ad altri calciatori. Non è una questione d’importanza, in fondo tutti i componenti sono fondamentali, ma di passione e di affetto. La gente si affeziona di più ai bomber, perché con i loro gol riescono a far dimenticare i momenti complicati, e a rendere felici, anche per pochi minuti, decine di persone. A partire dal secondo dopoguerra, in Italia situazioni del genere divennero sempre più frequenti.

La domenica diventò un giorno sacro per gli amanti del pallone, che lasciavano a casa mogli e figli, pur di seguire i propri beniamini. All’epoca poche persone potevano andare allo stadio, a causa delle diverse spese richieste, e non tutti ne erano provvisti. In televisione non venivano trasmesse partite, e i vari programmi dedicati lasciavano molto a desiderare. In pochi sapevano come giocassero Rivera, Sivori, Mazzola e Altafini. C’era poca informazione e bisognava affidarsi al giudizio di altri per sapere.

I meno fortunati dovevano accontentarsi delle telecronache dei giornalisti, che via radio narravano ogni azione, ogni tiro, ogni parata. Ma un conto è sentire, un altro è vedere. E c’era tanto da guardare in quel periodo! Dopo le prime difficoltà post guerra, l’Italia si rialzò e con l’arrivo del boom economico, la qualità della vita migliorò sensibilmente. I bambini venivano nutriti meglio, e gli svaghi aumentarono. Complici anche questi fattori, ci fu una grande crescita calcistica, proveniente specialmente dai bomber.

ATTACCANTI ANNI SETTANTA E OTTANTA

Tra gli anni ’70 e ’80, l’Italia ebbe calciatori come Pulici, Graziani, Boninsegna, Pruzzo, Altobelli, Rossi, Bettega, Riva, Chinaglia e molti altri. Attaccanti eccezionali che contribuirono allo sviluppo del movimento e alla nascita della generazione d’oro, che portò successivamente a risultati di rilievo sia di club che Nazionale. Il Mondiale del ’82 fu l’apice della generazione azzurra, ma soprattutto dei centravanti. A partire da allora, con l’avvento delle contrattazioni e l’arrivo del gioco in tv, il calcio è diventato sempre più “marketizzato”, basato sugli sponsor, i diritti televisivi e il denaro.

IN ITALIA OGGI NON CI SONO PIU’ ATTACCANTI

Oltre a questi anche la definitiva consacrazione dei fantasisti, e l’importanza dell’atletismo e la duttilità dei giocatori. Non contava più occupare solamente un ruolo, bisognava impararne altri e sviluppare al meglio il proprio fisico, tramite esercizi specifici e attrezzi di vario tipo. Il cambiamento sembra aver fatto sparire i centravanti, soprattutto in Italia. Non esistono più bomber azzurri, e a risentirne maggiormente è la Nazionale, con il C.T. Conte costretto ad improvvisare ogni volta. L’epoca dei Boninsegna, Altobelli, Rossi, Pulici, ma anche degli Inzaghi, Vieri, Toni, Gilardino, sembra essere finita. I centravanti, quanto mancano agli italiani!

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