Buffon saluta a metà: è la filosofia del “fino alla fine”

TURIN, ITALY - MAY 19: Gianluigi Buffon of Juventus greats the fans during the serie A match between Juventus and Hellas Verona FC at Allianz Stadium on May 19, 2018 in Turin, Italy. (Photo by Giorgio Perottino - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

 

Dopo Parma, Gianluigi Buffon sembra essere arrivato alla fine del secondo, kilometrico capitolo della sua storia calcistica, quello juventino. Perché arriva sempre il momento di fermarsi, basta rendersene conto.

Gigi capo-popolo Se fosse stato per lui, Gigi avrebbe continuato eccome. Si è intuito dalla ferocia con cui ha affrontato le ultime stagioni. Sempre in prima fila quando si è trattato di metterci la faccia, che fosse la nazionale (vedasi la disfatta con la Svezia) o la Juventus (il lucido discorso a caldo dopo Cardiff, la meno limpida uscita a Madrid col famigerato rigore al 93’). Anche più del dovuto, a sobbarcarsi forse troppe responsabilità, ad auto-decretarsi leader avverso al partito degli anti, dei polemici e dei tuttologhi. Una testardaggine che, per chi è contro a prescindere, lo ha reso una sorta di politico di vecchio corso, attaccato ad una poltrona che sembrava non volesse mollare. Una situazione simile a chi, sempre in politica, qualche anno fa avrebbe voluto rottamare tutti a prescindere. Comprensibile, dopo anni di impero, ma anche ingiusto quando risultati e prestazioni sono ancora ai massimi livelli.

Abdicazione a metà In nome del futuro, è giusto che a volte le storie si chiudano brutalmente. Per non cullarsi, per non aspettare che arrivi sempre il Superman di turno a risolvere i problemi e per responsabilizzare chi resta. La Juventus ha chiuso col Buffon giocatore, non per disistima o rancore ma perché è giusto diventare grandi, camminare da soli. Il Buffon giocatore ha chiuso con la Juventus ma non con il calcio sembra. Il domani dovrebbe avere i contorni del Paris Saint Germain, a metà tra la voglia di giocare perché ancora al top della forma ed il sogno Champions.

Un epilogo che non piace ai tifosi, spesso incapaci di capire che sotto a quelle maglie, quelle coppe e quei gesti atletici, ci sono uomini con desideri, paure e contraddizioni. Non è una questione di bandiere, lealtà od opportunità: è sentirsi vivi. E Buffon ha avuto mille vite. È passato da giovane incosciente a fenomeno, poi campione dalla A alla B e ancora la A. In mezzo vittorie, sconfitte, una Coppa del Mondo, i mali dell’anima, mogli, figli, scommesse e sincerità ad ogni costo.

Perché è così che si vive, fino alla fine. O non vale per tutti?