Anni 90, periodo di denaro, scandali, modernizzazione, ma soprattutto spettacolo. Divertimenti di ogni tipo che risvegliarono l’animo e la speranza di tanti europei, che dopo vari conflitti militari e politici, riuscirono a trovare la pace e porre le basi per un futuro migliore.

Tra gli svaghi principali dell’ultimo decennio novecentesco troviamo il calcio, che da circa un secolo occupa le pagine di tanti giornali e le chiacchiere di tante discussioni da bar. Con l’avvento del professionismo sportivo e con i vari scandali legati alle organizzazioni, riguardo corruzione e sorteggi truccati, si decise di modernizzare il “football”, cambiando varie regole per renderlo più credibile e all’avanguardia.

DALLA CHAMPIONS LEAGUE ALLA LEGGE BOSMAN

In primis la nascita della Uefa Champions League, vecchia Coppa dei Campioni, che cambiò completamente format. Vennero introdotti i classici gironi dei Mondiali, e ci fu un sensibile aumento dei club partecipanti, dando chances a squadre non vincitrici del proprio campionato o non detentrici della Coppa dalle “grandi orecchie”. Inoltre altri cambiamenti avvennero con la soppressione della Coppa Mitropa, e della prestigiosissima Coppa delle Coppe, che rimase fino al 1999. Una svolta epocale la portò l’introduzione della legge Bosman, che permetteva ai club europei di acquistare un numero illimitato di stranieri, tenendo d’occhio solamente i ristrettissimi posti per gli extracomunitari.

I cambiamenti si notarono subito, e a beneficiarne furono maggiormente le squadre più ricche, che possedendo un grande budget economico, riuscirono ad imporre sin dall’inizio la loro egemonia nel nuovo calcio che stava nascendo. Anche gli sponsor e le televisioni fecero la loro parte, arricchendo i palinsesti, le maglie e i gadget, con i nomi dei club più importanti, e trasmettendo in tv le partite tra club più prestigiosi.

COME SI E’ MOSSA L’ITALIA NEL CAMBIAMENTO?

In un periodo così prospero per i Paesi del vecchio continente, l’Italia dov’era?L’atteggiamento italiano fu simile ad una scelta militare, ovvero si optò per la prudenza. Il bel Paese veniva da anni difficili, scandali di tutti i generi, calcioscommesse, totonero, e le inchieste di “Mani Pulite” e “Tangentopoli”, che portarono alla nascita della cosiddetta “Seconda Repubblica”. Il boom economico stava volgendo al termine e i tanti investimenti svolti nel corso degli anni, stavano portando diverse problematiche, molte di natura finanziaria.

La Serie A, considerato il campionato più bello del Mondo, per la sua difficoltà e la sua storia, si sentì quasi appagata, mantenendo la stabilità e procedendo verso uno sviluppo lento, così come la politica italiana. L’approccio, nonostante le tante congetture, fu incredibile, con le “italiane” che, a partire dal 1992, anno di nascita della Champions League, al 1998, raggiunsero ben sei finali consecutive, di cui solamente due vinte. Milan e Juventus furono le “italiane” vincitrici, mostrando di avere grandi giocatori, pur non spendendo tantissimo e puntando su giovani promesse, e stabilità interna, con una dirigenza ben organizzata, attenta alle strutture e ad avere un bilancio sempre in verde.

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I club italiani che più si adattarono alla “ristrutturazione” calcistica furono il Parma, la Lazio e l’Inter. Spesero tantissimo denaro, portando nel bel Paese il meglio del meglio, giocatori di caratura internazionale, che contribuirono sì alla crescita delle proprie squadre, ma che ottennero trofei inferiori alle aspettative iniziali. La Coppa Uefa e la Coppa delle Coppe furono i banchi di prova per queste “amanti” del denaro, dato che in campionato non riuscivano ad impensierire le due flotte più equilibrate, quali Milan e Juve. La Coppa Uefa, considerata all’epoca terza competizione europea per importanza, portò molta soddisfazione nell’Italia del pallone, posizionando ogni anno in quel decennio, tranne nel 1996, un’italiana in finale, e proponendo delle volte anche una doppia finale. I successi furono tanti, ben sette vittorie, a cui si aggiunsero i tre successi in Coppa delle Coppe.

Queste squadre, finito il periodo magico, ebbero non poche divergenze finanziarie, con alcune delle quali hanno rischiato più volte il fallimento nel nuovo millennio, e in casi più fortunati sono riuscite a cavarsela vendendo i loro calciatori di punta a cifre sufficienti per coprire le finanze. L’Italia del pallone, attualmente sta vivendo momenti magri di soddisfazioni, con club che investono poco nei settori giovanili, e che invece di rafforzare i propri organici, tendono a vendere i loro gioielli, per poi rimpiazzarli con giocatori mediocri e privi di qualità.

I risultati sono ben al di sotto delle migliori aspettative, con club e Nazionale che fanno fatica, schierando formazioni non proprio esaltanti, senza calciatori di qualità e giovani di buone prospettive. In particolare questi ultimi trovano sempre meno possibilità, venendo relegati in panchina per lasciar spazio a uomini di maggior esperienza, e talvolta costretti ad emigrare all’estero per esprimere il loro talento.

Nel nuovo millennio, solamente tre volte, le “italiane” sono riuscite a vincere la Champions League, raggiungendo la finale solo in cinque occasioni. Peggio in Coppa Uefa, diventata nel 2009 Europa League, con nessuna squadra capace di arrivare in finale. La situazione non è delle migliori, e le statistiche parlano chiaro. Ultimamente le cose sembrano esser migliorate, ma si è ben lontani dal dire che va tutto bene.

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