Calciomercato, Storia e Origini delle Trattative

Il calciomercato è uno di quei momenti che i tifosi aspettano con grande interesse, in pochi però sanno quale sia la sua storia. Quando nasce e ad opera di chi? Interrogativi ai quali cercheremo di dare risposta.

I primi trasferimenti di giocatori si hanno già a inizio ‘900, sebbene non con la medesima frequenza che si registra al giorno d’oggi. I tempi erano molto differenti: chi giocava a calcio lo faceva solo per passione e per avere un po’ di gloria e doveva rispettare delle regole rigide. I calciatori di inizio XX secolo dovevano risiedere nella città in cui giocavano e dovevano avere un secondo lavoro perché allora di calcio non si poteva campare. Ragioni queste che rendevano i trasferimenti dei giocatori da una squadra all’altra davvero difficili e spesso “condannabili”.

Uno dei primi trasferimenti che continua ad essere ricordato è quello di Aristodemo Emilio Santamaria, giocatore che nel 1912-13 passò dall‘Andrea Doria Calcio (l’attuale Sampdoria) al Genoa per 1.500 lire, generando grande scalpore. Fu il primo grande tradimento e costò al giocatore una squalifica a vita per l’accusa di professionismo, salvo poi essere ridotta a un solo anno.

Dal dilettantismo al professionismo: l’acquisto di Rosetta

A causa della Prima Guerra Mondiale il calcio dovette fermarsi, al termine del conflitto iniziò il periodo di ricostruzione che coinvolse anche le società sportive. L’affare di quegli anni che verrà ricordato perché segna il passaggio dal dilettantismo al professionismo fu concluso dalla Juventus con l’acquisto dell‘attaccante Virginio Rosetta.

All’epoca il giocatore militava nella Pro Vercelli e per favorirne il trasferimento a Torino il presidente dei bianconeri, Edoardo Agnelli, gli procurò un lavoro nella propria azienda. Alla Pro Vercelli andarono 45.000 lire, a Rosetta invece 700 lire, vitto e alloggio. Una svolta.

Da Rosetta al Mumo Orsi: le prime follie del calciomercato

Gli ultimi anni 20 del ‘900 furono anche gli anni degli oriundi. La Federcalcio, infatti, chiuse le frontiere: era permesso il tesseramento di giocatori residenti all’Estero ma con origini italiane. Furono quelli gli anni di Cesarini, Stabile, Demaria, Monti, Guaita, Scopelli (per citarne alcuni), ma anche di Raimundo Orsi.

Un giocatore per il quale Agnelli fece follie: la trattativa non fu semplice per via del costo del cartellino e dello stipendio del Mumo, ma il patron della Juventus si era talmente invaghito del calciatore che non badò a spese. L’uruguaiano fu pagato 100.000 lire e, oltre a uno stipendio che si aggirava tra le 5.000 e le 8.000 lire, ricevette in dono una FIAT 509. Per parlare di nascita del calciomercato occorrerà attendere però gli anni del secondo dopoguerra.

Calciomercato, nel secondo dopoguerra il boom

La Seconda Guerra Mondiale aveva provocato gravi perdite in tutte le squadre, le società erano alla ricerca di giocatori e riserve, talenti in grado di sostituire vecchie promesse e ciò favorì l’aumento delle trattative. A credere e puntare fortemente nel calciomercato fu Raimondo Lanza di Trabia che fu così considerato il padre fondatore insieme a Gipo Viani. I due si incontravano all’Hotel Gallia di Milano che divenne la sede del calciomercato fino al 1969.

Con il trascorrere degli anni il calciomercato acquisì sempre maggiore importanza, tanto da diventare uno dei pilastri del calcio. Stagione dopo stagione, tutte le società si ritrovano attorno al “tavolo delle trattative” con il fine di mettere a segno l’affare che possa rivelarsi decisivo per il raggiungimento degli obiettivi stagionali. Con il trascorrere degli anni iniziano dunque a lievitare trattative e prezzi.

Raimondo Lanza di Trabia: il papà del calciomercato

Chi era Raimondo Lanza di Trabia? Un uomo spregiudicato, principe di Trabia, playboy, spia fascista negli anni in cui si combatteva la guerra in Spagna, il Lanza nel 1951 diventò presidente del Palermo Calcio e iniziò a coltivare il sogno dei siciliani campioni d’Italia. L’obiettivo fissato fu quello di far diventare i rosanero la squadra rivale della Juventus dell’amico Gianni Agnelli. Questa elevata ambizione lo portò a fondare il calciomercato e a diventarne la principale attrazione.

Raimondo Lanza di Trabia dirigeva le trattative di mercato direttamente dalla propria vasca da bagno, si divertiva a prendersi gioco degli altri presidenti che, a differenza sua, non possedevano alcuna capacità comunicativa e aveva l’abitudine di commentare le varie notizie, vere o false, con Gianni Agnelli. Fu tra un brindisi e l’altro che il calciomercato iniziò a prender vita e che i prezzi delle varie trattative iniziarono a lievitare.

Tra gli affari condotti da Raimondo Lanza di Trabia ad essere ricordato, per la sua singolarità, fu quello che portò il centrocampista Luigi Fuin al Palermo. Secondo alcune indiscrezioni, pare infatti che il presidente dei rosanero avesse effettuato l’acquisto solo per poter togliersi lo sfizio di veder palleggiare il giocatore nel giardino di casa propria.

Un personaggio singolare il principe Lanza di Trabia, morto suicida e che verrà ricordato come il misterioso uomo in frac “con incedere elegante, l’aspetto trasognato, malinconico ed assente” raccontato da Domenico Modugno nella sua celebre canzone “Vecchio frac”.