Calcioscommesse, Gervasoni a Open Space: “Così truccavo le partite”

L’ex difensore del Piacenza Carlo Gervasoni, coinvolto nello scandalo del Calcioscommesse, è stato ospite questa sera di Open Space, trasmissione condotta dalla nota “Iena” Nadia Toffa su Italia1.

Il testimone dell’inchiesta è intervenuto per confessare tutti i suoi “segreti”: “Ho truccato una dozzina di partite dove ero io in campo, poi ho cercato di combinarne altre dove non giocavo. Dare un numero esatto dei giocatori che ho contattato per le combine è complicato perchè c’è ancora un processo, ma più o meno sono riuscito a contattarne una sessantina. Su questi sessanta solo due hanno detto no, un italiano e uno straniero”.

Problemi nel convincere gli altri colleghi? “Mi sono accorto che era più complicato convincere lo straniero a truccare la partita. Gli italiani si ponevano problemi all’inizio, poi quando avevano la mazzetta prima della gara, erano più facilitati”.

Ci sono stati contatti anche con il “Clan degli Zingari”? “Il primo contatto con il clan è stato come un corteggiamento, siamo andati a cena 4-5 volte, ci hanno fatto capire fondamentalmente quello che dovevamo fare. Loro scommettevano su piattaforme particolari, asiatiche, così da evitare il tracciamento e dove non veniva identificato il flusso anomalo di soldi, anche perchè loro scommettevano solamente live, durante la partita”.

La prima partita che hai combinato? “Albinoleffe-Pisa del febbraio 2009. Il clan era molto organizzato, ogni 20-30 giorni mi cambiavano la sim del telefono che usavamo solo per dirci ‘ci sono’, poi principalmente ci sentivamo su Skype. Tutto ciò è durato fino alla prima ondata di arresti, maggio 2011”.

Cosa ti ha spinto ad imbrogliare? “L’ho fatto per soldi. Non so dirti una cifra totale che ho guadagnato, facevo un lavoro in cui guadagnavo bene, anche 10-15mila euro al mese. Ho giocato un anno senza prendere lo stipendio, ma questa non è una scusante. Loro mi hanno garantito 80mila euro al mese e io ho accettato. Non sono ipocrita, – aggiunge – ho sbagliato e mi sono pentito, ma se l’ho fatto è perchè fondamentalmente mi stava bene portare tutti quei soldi a casa. Mi sono sentito una merda, inutile negarlo, ho giocato anche contro la mia squadra a volte, quindi contro i miei compagni”.

Come funziona il sistema del Calcioscommesse? “La struttura portante di una squadra è fondamentale, ovviamente se si ha il portiere si parte avvantaggiati, poi se hai l’attaccante e un difensore è molto più facile”.

Dopo i tanti arresti, le migliaia di intercettazioni, il rischio che ci sia ancora del marcio nel calcio italiano è concreto: “Ho molti dubbi guardando le partite adesso, le guardo con occhi diversi, sono malfidente. Me ne accorgo da alcuni atteggiamenti dei giocatori, da comportamenti un po’ sopra le righe e soprattutto dai loro occhi. Io ho deciso di parlare per togliermi un peso non indifferente da dentro, oltre al fatto che mi avevano beccato nelle intercettazioni e avevo paura di fare il carcere”.

CALCIOSCOMMESSE: LE ULTIMISSIME