Che fine ha fatto Zalayeta: dal gol al Barça al ritorno al Penarol

Nel corso della sua lunga storia la Juventus ha avuto grandissimi centravanti che hanno fatto impazzire i tifosi della Vecchia Signora grazie al loro implacabile fiuto del gol e per la loro capacità di risolvere partite difficili, ma anche il ruolo dell’attaccante conosce la parola di “gregario”, e uno di questi è Marcelo Zalayeta. 

Attaccante uruguayano classe 1978 dal fisico imponente e con un’altezza di 190 cm fa il suo esordio tra i professionisti nel 1995 con la maglia del Danubio dove finirà la prima stagione mettendo a segno 12 gol, l’anno successivo passa al Penarol, con la maglia giallonera farà 13 gol in 32 presenze a nemmeno 20 anni compiuti. Inizia a far parlare di sè grazie alle sue eccellenti prestazione al mondiale under-20 del 1997 in Malesia dove riesce a trascinare l’Uruguay sino alla finale poi persa contro l’Argentina.

Gli osservatori di molti club europei sono sulle sue tracce ma è la Juventus allenata da Marcello Lippi ad anticipare la concorrenza acquistando El Panteron per 5 miliardi di lire nell’autunno del 1997. Nella sua prima stagione in bianconero Zalayeta collezionerà appena 6 presenze e 1 gol riuscendo a conquistare lo scudetto. Nell’estate del ’98 la punta si trasferisce in prestito all’Empoli dove gioca 17 partite segnando 2 gol. Il 1999 è l’anno dell’avvento di Carlo Ancelotti sulla panchina della Juventus, il tecnico decide di farli fare ancora esperienza ma stavolta al Siviglia dove rimarrà sino al 2001 mettendo a referto 10 gol in 50 presenze.

Nel 2001 torna Marcello Lippi che rivuole Zalayeta nella rosa bianconera, non è titolare fisso ma riesce comunque a lasciare il segno con gol pesanti in partite fondamentali. Infatti El Panteron segna due gol entrambi in Champions League che consentono alla Juventus di passare il turno, il primo lo realizza al Camp Nou contro il Barcellona, nel ritorno dei quarti di finale grazie alla sua zampata su crossi di Birindelli la Juve si qualifica alle semifinali. Un altro gol che fa impazzire il popoli bianconero lo segna l’anno seguente quando con un tiro di precisione elimina  il Real Madrid e consente alla Juve di accedere ai quarti di finale della Champions.

Nel Gennaio del 2004 Zalayeta viene ceduto in prestito al Perugia che ha deciso di mettere al centro del progetto la punta ma un infortunio gli fa finire la stagione anzitempo. A fine stagione torna alla Juventus dove resterà sino al 2007, nella stagione 2004-2005 Fabio Capello lo userà spesso come dimostrano le 28 presenze e i 6 gol, poi la stagione successiva viene relegato in panchina. Il 2006 è l’anno di Calciopoli e della retrocessione in Serie B della Juventus, Zalayeta decide di restare a Torino e contribuisce al ritorno nella massima serie anche grazie ai suoi gol.

Nell’estate del 2007 passa in comproprietà al Napoli, neo promosso in Serie A come la Juventus, si conclude così l’avventura del Panteron in bianconero che esce dalla scena in punta di piedi ma con 34 gol firmati tra Serie A, Champions League, Serie B e Coppa Italia e con un palmares di cinque scudetti e tre Supercoppe Italiane. Con la maglia partenopea giocherà per due anni firmando 12 gol in 49 presenze. Il Bologna riesce ad acquistarlo in prestito nel 2009, quella dei rossoblù è la quinta ed ultima maglia con cui Zalayeta gioca in Serie A, termina la stagione con 29 presenze e 4 gol per poi trasferirsi nel 2010 al Kayserispor, squadra della massima serie turca dove colleziona 14 presenze e 7 gol.

Il 2011 è l’anno del ritorno in patria del Panteron, firma un contratto col Penarol tornando nella sua ex squadra dopo 14 anni, tutt’oggi all’età di 35 anni gioca ancora in maglia giallonera e da buon attaccante d’area ha segnato parecchi gol, ben 38 in 74 presenze contribuendo anche alla vittoria del titolo nazionale.

In tutta la sua carriera, specialmente in bianconero,  Zalayeta ha aspettato sempre il suo momento riuscendo a diventare un attaccante prezioso proprio perchè capace di sfruttare le occasioni in cui veniva gettato nella “mischia”, il Panterone ha sempre fatto la sua parte e sicuramente in quelle due serate di Champions dove fu il protagonista, la tifoseria bianconera l’ha osannato più dei vari fuoriclasse di quello squadrone, proprio perchè Marcelo Zalayeta è il classico esempio che si può essere decisivi anche senza essere titolari e si può essere panchinari anche senza protestare per richiedere spazio.

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