Allegri Esonerato: il meglio e il peggio della sua gestione

Le grandi riforme politico-sociali ed i cambiamenti strutturali solitamente fanno sentire i loro echi ed i loro effetti dopo 1 o 2 anni da quando sono stati approvati: anche nel calcio sembra vigere questa regola ed il Milan ne è la dimostrazione più lampante e cristallina. Estate 2012: nell’arco di 20 giorni viene dato il via ad un famigerato “progetto giovani” che dovrebbe portare le casse rossonere finalmente a respirare dopo anni di sofferenze e di buchi di bilancio ripianati costantemente da Mediaset.

I primi a fare le spese di queste scelte sono i “grandi vecchi”, ovvero quei giocatori che hanno fatto la storia recente del Milan ma che vedono scadere il loro contratto proprio in quel giugno: Nesta, Gattuso, Seedorf, Inzaghi, Cassano, Aquilani, Zambrotta, Van Bommel e Pirlo, con quest’ultimo andato a rinforzare la Juventus padrona indiscussa del campionato italiano proprio da quel momento. La dirigenza, non contenta di aver depauperato quasi totalmente lo spogliatoio di carisma ed esperienza, decide che è arrivato il momento di cedere persino i due fiori all’occhiello di uno squadra che tutto sommato aveva ancora qualcosa da dare: Thiago Silva ed Ibrahimovic, ovvero il difensore più forte ed uno dei primi 3 attaccanti decisivi a livello mondiale, vengono spediti senza mezze misure al Paris Saint-Germain dello sceicco Al-Thani per circa 60 milioni di euro e svariati altri milioni di risparmio sugli ingaggi.

Il popolo milanista si arrabbia e protesta ma spera in cuor suo che tutto questo serva a vedere in rosa giocatori altrettanto forti ma con qualche anno in meno e quindi maggiori prospettive future; sarà presto scontentato. Arrivano a Milanello giocatori “normali” per un club come quello rossonero: Pazzini, Acerbi, Constant, Bojan, Zapata e Montolivo non sembrano avere il quid per condurre il Milan ai successi a cui è abituato.

La stagione poi non sarà da buttare, grazie anche all’arrivo di Balotelli nel gennaio 2013, infatti il terzo posto verrà agganciato ed i preliminari poi verranno superati consentendo così l’ennesima partecipazione alla Champions League. Un bene dal lato sportivo, un male da quello dirigenziale perché questo risultato da il là al motivetto reiterato del “siamo a posto così” oppure “la squadra è ultracompetitiva

Estate 2013: l’austerità prosegue, figlia anche di una proprietà che ha deciso che per il Milan è arrivato il momento dell’ “autosostentamento finanziario”, meta irrealizzabile per chi si intende di bilanci e costi calcistici ma soprattutto progetto inattuabile se l’obiettivo è quello di continuare a primeggiare in Italia ed in Europa.

Massimiliano Allegri

A Milanello arrivano altri giocatori, alcuni molto interessanti e giovani come Saponara e Poli, altri totalmente inadatti a competere per alti livelli come Birsa, Silvestre e Matri: per quest’ultimo verranno spesi la bellezza di 12 milioni di euro, quando la Juventus con tre milioni in meno ha acquisito Tevez. L’unico sussulto emotivo di un calciomercato piatto viene dal ritorno del figliol prodigo Kakà dopo quattro anni al Real Madrid. Ovviamente le cessioni continuano e questa volta la cessione più dolorosa è quella di Massimo Ambrosini, capitano di mille battaglia regalato a costo zero alla Fiorentina. Di seguito cambiano maglia Flamini, Yepes, Boateng e Antonini.

La stagione fin dalla prima giornata mette in mostra tutto il suo lato negativo ma fin da quel caldo agosto il motto dirigenziale sarà sempre il solito “siamo a posto così” o “a Natale saremo in un’altra posizione”: pronti via e la squadra perde in trasferta contro il Verona neopromosso. Fino a ieri sera dove il Milan in vantaggio dopo un quarto d’ora per 2-0 sul campo della cenerentola Sassuolo, si fa rimontare e prende 4 gol: il capolinea di una gestione sciagurata, il punto più basso dei 28 anni di presidenza Berlusconi. Il mercato di gennaio doveva regalare un grande centrocampista ma l’unico giocatore interessante (Nainggolan) si è lasciato andare alla Roma che già ha un reparto forte qualitativamente e quantitativamente.

Adesso si cercherà di correre ai ripari, andando a tappare qualche buco qua e là con qualche rimpiazzo (ovviamente a parametro zero) o esonerando Allegri ma ormai è troppo tardi e non resta che la Coppa Italia per una stagione disastrosa ma che, ahinoi, non è ancora finita.

Sono lontani i fasti del passato ma ad oggi con queste prospettive e “idee” dirigenziali pare lontano anche un futuro decoroso.

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