El Mudo Vázquez, dal Belgrano al Palermo: storia di un artista

Franco Vázquez sembra un giocatore d’altri tempi: grande tecnica ma poca corsa, movimenti eleganti e pennellate magistrali da pittore prestato al pallone. Ieri pomeriggio a Bergamo ha sfornato il suo quadro più pregiato, di quelli che ti danno valutazioni stellari. Un pallonetto splendido, una parabola impensabile per chiunque, compreso il povero Sportiello che ha dovuto raccogliere il pallone in fondo al sacco.

Franco Vázquez, argentino ma italianizzabile, sembra non aver chiuso le porte alla Nazionale di Antonio Conte. Uno come lui farebbe molto comodo, ma solo se limerà il suo unico difetto: una discontinuità  che lo attanaglia da quando Zamparini lo ha prelevato dal Belgrano, club argentino, nel gennaio 2012. Per vedere esplodere il talento dell’artista argentino si è dovuto aspettare un po’: un prestito al Rayo Vallecano e una stagione in Serie B coi rosanero. Poi la risalita in A e la sua consacrazione. Tre gol nei primi quattro appuntamenti (Verona, Inter e Napoli) e poi un lungo periodo di digiuno (vedi alla voce “discontinuità”), dove si sommano sostituzioni mal digerite, un rigore sbagliato e una serie di pali colpiti, il proverbiale blocco dell’artista.

Ma ecco che la tela bianca si è improvvisamente riempita a Bergamo con una doppietta (la sua prima in Serie A) e un gol, lo abbiamo già detto, da cineteca. Franco Vázquez, a metà tra l’astrattismo delle sue invenzioni e il realismo concreto di chi gioca in una piccola squadra che deve salvarsi il prima possibile. Diventerà davvero grande quando riuscirà a recitare sempre il ruolo del protagonista senza scivolare nella sua indolenza da innamorato del pallone: è sulla buona strada. Franco Vázquez detto “El Mudo”, il muto: come per un ventriloquo, non gli occorre la bocca: per lui parlano i piedi, o meglio, i pennelli.

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