Roma-Barcellona: Cronaca di un’impresa

I giallorossi si godono il momento, dopo la serata di ieri, una notte da lupi

Quella contro il Barcellona è stata una notte da Lupi per la Roma, la cronaca di un’impresa dopo una notte magica e contagiosa che ha esteso la sua gioia febbrile oltre i confini del tifo, è così che fa il pallone quando funziona. La vittoria di Davide contro Golia non è del resto un affare riservato solo ai filistei se mia madre, a cui non importa un fico secco del calcio, mi ha chiamato al fischio finale contenta per la mia contentezza.

La notte giallorossa

È stata una notte di festa per la Roma e per le sue avversarie, capaci di gioire per gli stessi colori. Persino la Juventus, rivale storica della Roma, ha voluto cinguettare l’entusiasmo per quella che è stata definita la romantada. Lo stesso hanno fatto personaggi autorevoli di altre squadre, e così è stato per i miei amici: milanisti, interisti, napoletani e, con discrezione, laziali. Tutti insieme abbiamo festeggiato perché non capita tutti i giorni di vedere Golia a terra, e quando succede è una vittoria per tutti i Davide del mondo. Il risultato del match d’andata è stato molto severo per la Roma che al di là dei torti arbitrali, e dei due autogol subiti, è stata capace di produrre numerose azioni da rete.

La mole di gioco prodotta ha costretto il Barcellona a rinunciare alla propria filosofia, fatta di possesso e passaggi estenuanti. Ieri sera la squadra di Di Francesco, al termine di una serata imprevedibile, ha demolito una delle grandi favorite alla vittoria finale. Valverde, in settimana ha provato a tenere alta la tensione ma come nella migliore tradizione, l’inascoltato Laoconte catalano è rimasto invischiato tra le spire giallorosse: “Nel calcio succedono cose straordinarie e questa sera siamo qui per evitare che ciò accada.” A vederli sconfitti in tutti i duelli e incapaci di contenere la furia Dzeko, Valverde ha capito in fretta che i suoi giocatori non l’avevano preso sul serio.

La Partita

Dopo aver subito un 4-1 la cosa fondamentale è quella di andarsi a cercare un po’ di coraggio segnando subito. Questo i giallorossi l’hanno capito subito: Edin Dzeko, lanciato da De Rossi, tra Umtiti e Jordi Alba ha approfittato con grande disinvoltura della sua prima occasione e davanti a un ottimo Ter Stegen, ha infilato al 6° minuto la porta blaugrana. Alla mezz’ora, lasciato misteriosamente solo da Piquè e Umtiti, Patrick Schick sfiora il raddoppio. Dzeko, nella sua miglior partita da quando è a Roma, sembra un metronomo. Galvanizzato dalla rete, appare effervescente, dinamico e arriva primo su tutti i palloni. In tutto questo il Barcellona fatta eccezione per alcuni tentativi velleitaria di Messi. Il Barcellona non è una squadra abituata a difendere e il ritmo imposto dai giallorossi è scandito da un tifo assordante che avrà degli effetti evidenti, come sottolineato da Manolas: “Con i nostri tifosi e il loro tifo possiamo battere chiunque”.

La Roma dimostra di essere una squadra matura chiudendo un primo tempo senza sbavature, dimostrando pazienza e grande concentrazione. Nel secondo tempo la squadra continua a tessere la sua trama senza fretta, e dopo un’ora di gioco, su un pallone di Nainggolan, Dzeko cade in area per un rigore che avrebbe dovuto essere accompagnato dall’espulsione di Piquè. Sono attimi lunghi e palpitanti quelli precedono l’assegnazione di un penalty evidentissimo. Il bosniaco, da vero uomo squadra affida il il pallone al suo capitano che lo butta in fondo alla rete. Solo un gol separa la Roma da una qualificazione insperata, manca poco ma i ragazzi non perdono la calma. Il Barcellona è in stato confusionale e difende male. I catalani provano ad alzare il baricentro della squadra ma la pressione dei giallorossi glielo impedisce. De Rossi e Naingollan tentano senza fortuna di chiudere la pratica; Messi, soffocato come il resto della sua squadra, prova a reagire, mentre Valverde appare schiacciato dalla gravità della sua bollente panchina. Mancano dieci minuti quando El Shaarawy, con un ravvicinato tocco d’esterno impegna Ter Stegen che ci mette una pezza.

L’estremo difensore tedesco però, come i suoi compagni, non possono nulla di fronte a una pressione che sa di inesorabilità e di destino, quando finalmente al 83°, Manolas infila con un colpo di testa la porta del Barcellona.È difficile scegliere il miglior giocatore di questa squadra perché la vittoria, al di là della retorica, è avvenuta grazie alla coesione di un gruppo che ha saputo rimanere compatto fino alla fine. Di Francesco ha avuto il coraggio di far giocare la squadra con un modulo inedito, ma quello che le ha permesso di compiere questa impresa sono stati la mentalità e la cattiveria, caratteristiche che da queste parti non vedevamo dai tempi di Capello.

DZEKO

È difficile se non impossibile scegliere un giocatore su tutti, ma possiamo provare a scegliere un simbolo di questa squadra, per provare a capire meglio quello che è successo ieri sera. Edin Dzeko, ha sofferto grandi problemi di ambientamento in giallorosso, e durante la sua prima stagione ha dovuto resistere a critiche durissime. Una piazza come Roma è capace di un calore e di un entusiasmo unici, ma nei momenti difficili questo calore si è spesso tramutato in un energia, capace negli anni di rovinare tanti giocatori che per questa pressioni non sono riusciti a esprimere il proprio valore.

Il bosniaco è passato da questo tipo di gogna, ma ha saputo rialzarsi dimostrando una tempra e un carattere da romanzo di formazione. Non ricordo giocatori capaci di trasformare quel genere di fischi con l’entusiasmo che al triplice fischio ha invaso le strade di Roma. A gennaio il giocatore era stato venduto al Chelsea per una cifra importante, cifra che ieri sera Dzeko ha fatto recuperare con gli interessi. L’affare è saltato per il gran rifiuto del giocatore, che ha rinunciato a un ingaggio faraonico in cambio di serate come questa: “Oggi sono contento di poter guardare i sorteggi e vedere che tra quelle squadre c’è la mia Roma.”

Mentre il presidente Pallotta faceva il bagno nella fontana dei Leoni a Piazza del Popolo, Di Franceso è stato chiarissmo: “Oggi è un grande momento però non basta. Non ci dobbiamo accontentare perché questo ambiente si è sempre accontentato. Noi abbiamo un obbiettivo in questo momento, visto che siamo arrivati in semifinale, invece di dire come va, va, dobbiamo puntare a Kiev .” Serate come ieri hanno dimostrato che tutto è possibile, anche per una strana città come Roma che, in un momento del genere, non può fare a meno di pensare a quanto le manca il suo Capitano.