Da Francia ’98 ad oggi: Buffon leader o stampella azzurra?

Tolto l’Europeo del 2000 in Olanda, il portiere della Juventus è sempre stato protagonista in nazionale. La sconfitta con la Svezia gli ha tolto il quinto mondiale,

Da Francia ’98 a Russia 2018 il filo conduttore tra ogni nazionale azzurra è rappresentato da Gianluigi Buffon. Sappiamo bene che a giugno i nostri non parteciperanno alla rassegna intercontinentale ma, spulciando tra le convocazioni di venti anni fa e quelle per le amichevoli contro Argentina e Inghilterra, è un altro il cognome che si ripete: Chiesa. All’epoca si trattava di Enrico, oggi parliamo di Federico.

Figlio d’arte, giovane di prospettiva, ragazzo prodigio: di tutto un po’. Tra presente e futuro però, è il solco che dal ‘98 ad oggi divide due generazioni a riproporre un’antica questione: è giusto guardare al domani riciclando il passato?

Rinnovamento a metà?

Gigi Di Biagio, l’uomo che con la sua traversa ai calci di rigore è diventato istantanea indelebile di quei mondiali, ha deciso di convocare l’eterno Gigi per raccogliere le fiamme dell’Apocalisse e provare ad illuminare il buio.

Che Buffon sia un patrimonio di esperienza, umanità e talento è chiaro quanto lo è la crisi del calcio italiano. Non tanto per le solite questioni come abbondanza di stranieri nei vivai, infrastrutture, seconde squadra, qualità del gioco e compagnia bella. Piuttosto è quell’innata voglia di salvaguardare la propria specie, restando attaccati ad un qualcosa di posticcio, ad essere una costante di chi governa il nostro calcio. È più un problema di politica forse, lo è anche per quanto riguarda il campo.

Addio doloroso

È ingiusto consigliare ad un campione del mondo, maestro di sincerità – qualità che spesso gli si è ritorta contro – e uomo navigato cosa debba fare. Tolti i moralisti che, per partito preso, lo criticheranno a prescindere condannandone i comportamenti, è legittimo esprimere un desiderio.

Stare vicino, da lontano, a chi ha bisogno (il calcio italiano in questo caso) è il più bel gesto d’amore che ci sia. Come un padre che segue i figli stando un passo indietro ma riuscendo a captare messaggi e segnali che solo chi ama può percepire. Perché Buffon è il leader di cui questa nuova famiglia allargata – italiana – ha bisogno. Solo un po’ più a bordocampo.