Inter-Juventus: Analisi e Cronaca di una mediocrità italiana

La Serie A e l'arbitraggio rispecchiano quelli che sono i veri valori del Bel Paese: mediocrità e pressapochismo.

E’ passata una notte dal triplice fischio finale di Orsato che ha sancito la sconfitta dell’Inter e la vittoria al fotofinish della Juventus. Premesso che la superiorità bianconera, per qualità della rosa, per numero di campioni a disposizione e soluzioni a partita in corso, è lampante e nessuna squadra italiana può avvicinarsi ai bianconeri al momento attuale.

Ciò che latita nella squadra bianconera è un’idea di gioco, che latita e non poco, però quando “vincere è l’unica cosa che conta” e vinci allora tutto va bene, anche se la squadra non sembra proprio star bene. Togliendo ogni pensiero e ogni dubbio dal pensiero di un Calciopoli bis, che io non ravvedo in quanto non vi è stato nulla che facesse pensare ad un complotto, vi è stato solo un problema tipicamente italiano chiamato mediocrità.

La mediocrità della Serie A

Partiamo dai nerazzurri che hanno una panchina mediocre e lo si sapeva. Sostituire Icardi con Santon non è stata una scelta azzeccata, ma dare delle colpe a Spalletti è ingeneroso. Poteva sostituire Icardi con Eder, è vero, ma con la squadra in dieci, che soffriva, ha optato un cambio difensivista e l’ha persa su quel cambio.

Il gioco di Allegri, perché la Juventus è altra cosa, è semplicemente il secondo esempio di una mediocrità italiana. Se giochi per contenere, amministrare e gestire, alla lunga perdi. Con il Napoli è successo esattamente così, con l’Inter è stata più la rabbia di vedersi sfumare lo scudetto che la vera fame di vittorie a decidere il match. Dopo Cardiff il ciclo bianconero è finito, lo sapeva Allegri, lo sapevano i giocatori, lo sapeva la dirigenza, che però ha deciso di lasciare immutate le cose. Per carità è una scelta che ci poteva stare, ma forse ora inizia ad essere meno sicura di un anno fa.

La sconfitta, poi nemmeno tale, di Madrid ha pesato come un macigno nella testa e nelle gambe bianconere. Al di là delle pattumiere al posto del cuore la Juventus non sarebbe comunque arrivata in finale perché non ne aveva, e non ne ha, decisamente più. Il Napoli sembra avere più benzina nelle gambe e un gioco che può garantirgli qualche soddisfazione ma nulla di più. In Europa si è vista la sofferenza delle italiane al cospetto delle più blasonate squadre europee. La Roma ha tirato fuori la prestazione della vita contro il Barcellona, salvo poi arrendersi al Liverpool nel naufragio inglese.

Uno stile tutto italiano 

Infine vi è la classe arbitrale. La direzione di Orsato, sbagliata in tutti i sensi, è semplicemente questione di una mediocrità tutta italiana. Ha sbagliato, in buona fede sempre, tutto quello che si poteva sbagliare. Rizzoli ha affidato a lui il derby d’Italia, crocevia e snodo di questo scudetto, a uno degli arbitri ritenuti da sempre tra i meno peggio in Italia (l’altro è Rocchi). Si perché nel Bel Paese funziona così: si sceglie il meno peggio come se pensare a migliorarsi fosse un male.

Potremmo discutere ore e ore dell’arbitraggio, del rosso a Vecino e di quello mancato a Pjanic, del rigore su Higuain e il fallo da arancione di Barzagli, ma noi non abbiamo una pattumiera al posto del cuore e dunque scegliamo di giudicare una stagione arbitrale intera. Senza la Var in campo ci sarebbero stati errori grossolani, sviste enormi e decisioni non solo incomprensibili ma anche strane. Questo spiega la qualità mediocre del livello italiano, che non si limita solo al pallone, ma ne è lo specchio e il riflesso. Le serate no capitano, le stagioni no anche, ma rivedere sempre gli stessi, grossolani errori da anni sa più di incompetenza e incapacità che di sfortuna, o forse hanno solo più “sensibilità” rispetto ad altri.

Non mi meraviglierei se, dopo aver visto questa stagione, nessuna squadra arbitrale italiana andasse al Mondiale di Russia. Cosa impossibile, visto che Rocchi e Orsato faranno parte della spedizione azzurra arbitrale, ma sarebbe la giusta punizione per una stagione, anzi più stagioni, decisamente  pessime e nell’ultima salvata solo dal Var.

Non che in Europa, alla luce di tante partite europee viste, gli arbitraggi siano stati migliori, anzi tanti errori difficili non vedere. La Var è una salvezza, ma è anche un’arma a doppio taglio e Valeri, ieri al Var, è sembrato decisamente fuori luogo. Anche stare ai monitor richiede buon senso e intelligenza oltre che capacità analitica, cose che sono mancate. Per questo non è una semplice questione di “bidone dell’immondizia al posto del cuore”, ma di una mediocrità tipicamente italiana che ne fanno un marchio di fabbrica e un simbolo di un Paese che poi sotto sotto non lo è, se cambiasse.