Inter News, la Champions League resta un sogno

Come rovinare tutto in meno di 4 mesi: dal sogno scudetto all’ormai sogno infranto della Champions League, sottolineato da un inizio 2016 da dimenticare per l’Inter, nel momento in cui ci si aspettava il cambio di passo decisivo, e che ora dovrà guardarsi le spalle per difendere il quarto posto e l’ammissione diretta ai gironi di Europa League dalla Fiorentina, distante solo 2 punti.

Potremmo dire: “Quando il gioco si fa duro, l’Inter smette di giocare”.

Quest’estate Mancini sosteneva che ci fossero squadre più attrezzate dell’Inter per lottare per il podio della serie A, niente di più vero: Juve, Napoli e Roma, sulla carta erano squadre con rose molto più competitive, ma non bisogna dimenticare che l’Inter lottava solo su un fronte, avendo la possibilità di preparare una partita a settimana e sui giocatori non pesavano sia fisicamente che mentalmente le fatiche europee.

L’inizio di stagione è stato superiore ad ogni più rosea aspettativa, il gioco non era spettacolare, ma si sa, in Italia contano i risultati, che sorridevano ai nerazzurri, primi in classifica, (con una sfilza di vittorie per 1-0), anche grazie alle false partenze di Juve e Napoli, e alla solita flessione di novembre-dicembre della Roma di Garcia; peccato che ciò fosse solo un velo di Maya, che è riuscito a sviare anche gli esperti del settore, i quali si chiedevano, a quel punto, dove potesse arrivare l’Inter, se fosse riuscita a unire il cinismo dei risultati all’espressione di un bel gioco, visto solo a sprazzi fino a quel momento e che sino ad oggi è rimasto solo un sogno, come resterà un sogno il terzo posto e i preliminari di Champions League

A riportare tutti sulla Terra ci ha pensato un inizio 2016 sottotono, con 25 punti in 17 giornate, tra cui 3 pareggi con Atalanta, Verona e Carpi; proprio quest’ultima, che sta lottando in zona retrocessione, ne ha fatti 24 nelle stesse giornate, solo un punto in meno.

 Di chi è la colpa della parabola discendente dopo la pausa invernale?

I motivi possono essere tanti: si va da una condizione atletica precaria, dovuta ad un richiamo di preparazione inadeguato, ai troppi cambi di formazione di Mancini, che eccetto Handanovic-Murillo-Miranda ha sempre proposto formazioni diverse ogni domenica, passando per l’assenza di un metronomo di centrocampo che potesse rendere fluida la manovra e permettere il salto di qualità, ma che nel mercato di riparazione non è arrivato (al suo posto l’ennesimo attaccante, Eder, 0 gol in nerazzurro), o ancora per l’assenza di giocatori di carattere, che possano far capire agli altri il significato di vestire la maglia nerazzurra (vedi la rimonta della Juve).

Ultimo, ma non per importanza, anzi, l’incapacità di Mancini in più di un anno, con giocatori che egli stesso ha scelto, di dare un’identità vincente alla squadra, a partire dal gioco (dal centrocampo in su, in balìa della fantasia, neppure tanto creativa dei singoli), dimostrando ampi limiti nei confronti dei colleghi, che a suo pari hanno dovuto confrontarsi con nuove realtà (Allegri ha perso la spina dorsale della squadra che ha sfiorato il triplete, Sarri è stato catapultato in un mondo e con obiettivi completamente diversi da Empoli e Spalletti è riuscito a risollevare una Roma allo sbando da settimane), ma che hanno dimostrato il valore aggiunto che il loro lavoro porta alla squadra.

Ennesima stagione incolore? Purtroppo sì, anche perchè l’obiettivo di inizio stagione era il terzo posto, ampiamente alla portata per l’intera stagione, fino a ieri e alla sconfitta contro il Genoa di Gasperini (ex dal dente avvelenato), che, come lo scorso anno, è stato il protagonista dei sogni infranti nerazzurri (la sconfitta 3-2, sempre a Genova, costrinse l’Inter a rinunciare persino all’Europa League). Senza Champions, sia per gli introiti economici sia per il prestigio che ne derivano, indubbiamente la si può ritenere un’ennesima stagione incolore, anche più di altre, visto com’era iniziata e come avevano iniziato gli avversari.

Morale: dopo aver assaporato il miraggio dello scudetto, dopo aver cullato il sogno di un posto nell’Europa che conta, anche in questa stagione, l’Inter dovrà accontentarsi dell’Europa League, sperando, almeno che la Fiorentina (che rincorre a -2), nelle ultime quattro giornate, non costringa i nerazzurri a giocarvisi l’accesso a luglio.

…E pensare che sarebbe bastato vincere in casa con Sassuolo, Carpi e Torino, e con Atalanta, Verona e Genoa, in trasferta, (per non citare le sconfitte nel derby e con la Fiorentina e il pareggio con la Roma), risultati non impossibili, che avrebbero aggiunto 15 punti alla classifica dei nerazzurri, portandola a 76 punti, al secondo posto, tra Napoli e Juve; invece, “quando il gioco si fa duro QUESTA Inter smette di giocare”.

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