Intervista a Moratti: "Con me Zanetti sarebbe stato Presidente dell'Inter"

Lunga ed interessantissima intervista al presidente onorario dell’Inter Massimo Moratti che ai microfoni di Tele Lombardia ha rilasciato una serie di dichiarazioni, lasciandosi andare anche ad alcune confessioni sin qui rimaste segrete, soprattutto per i tanti tifosi nerazzurri. Si è parlato di ciò che è stato l’Inter per Moratti, dei ricordi più belli dei 18 anni di presidenza e soprattutto dei tanti personaggi che hanno lasciato il segno nel cuore del Presidente.

Le prime parole sono tutte per Javier Zanetti, primo acquisto della storia di Moratti e vero simbolo dell’Inter dell’ex Presidente: “Zanetti è la storia dell’Inter. Non solo per la qualità, ma anche per la serietà. Se a Zanetti chiedi di una partita col Milan o con la Juventus di 10 anni fa, non solo ti sa dire com’è andata, ma anche le ragioni per cui bisogna odiare l’una e l’altra. Poi è una brava persona, dotata di buon senso, con questo carattere che fa sì che sia molto stimato dai compagni. Zanetti con me sapeva per certo che sarebbe potuto diventare addirittura presidente. Potevo pensare di farlo con una persona che sa tutto, che rappresenta l’Inter, che è stimato e che ha l’immagine giusta. E che magari potesse fare anche le interviste al mattino al posto mio. Adesso per lui c’è un cambiamento, c’è una persona nuova che non poteva conoscerlo allo stesso modo. Ma mi sembra che abbia sondato, anche perché Thohir è intelligente. Zanetti rimarrà nell’Inter e certamente avrà degli incarichi che, a mio giudizio, devono essere operativi e non rappresentativi. Anche perché lui è uno che sa gestire le cose come ha gestito bene la sua vita personale, con la Fondazione Pupi e cose di questo tipo, importantissime. Ha gestito benissimo la sua vita familiare, i suoi investimenti, la sua vita all’Inter. Credo che certamente sarà un ottimo dirigente e questo è quello che gli faranno fare.”

Zanetti e Moratti Inter

Uno dei giocatori ai quali Moratti è stato sempre più legato è stato Alvaro Recoba, croce e delizia per i tifosi interisti: “Aveva qualcosa proprio dell’Inter, cioè il fatto di essere sempre sorprendente. Era un giocatore che se messo in campo negli ultimi 10 minuti magari ti faceva tre gol e riusciva a fare delle cose che nel calcio forse non abbiamo mai visto. Essendo un po’ pigro forse non aveva quella continuità e quell’aggressività che un giocatore deve avere, ma al di fuori dalla pigrizia aveva una classe e un talento tali che, per uno a cui piace il calcio, era davvero un gioiellino. E quindi ti affezioni. Anche io, come i tifosi, la sera prima della partita pensavo a cosa sarebbe successo. Vedevo Recoba che, alla prima azione, saltava tutti e andava in porta.” 

Dici Moratti e pensi, inevitabilmente, a José Mourinho. Un amore lungo due anni, ma che ancora arde nel cuore dell’ex numero uno: “E’ arrivato per lo sfogo di Mancini che mi disse che secondo lui l’avrei sicuramente mandato via. E io gli risposi che era matto che non ci pensavo proprio. Ma lui si era sentito umiliato dalla sconfitta col Liverpool. Nell’eventualità che potesse ripetere lo sfogo, decisi di contattare Mourinho, che rispose con assoluta serietà perché gli dissi che se Mancini non avesse cambiato idea, allora mi sarei rivolto a lui. Si sarebbe potuto offendere invece disse di essere a disposizione e che non avrebbe preso contatti con nessun altro. Questo confermava la sua professionalità, l’avevo visto una volta e mi aveva fatto un’ottima impressione. Però Mancini stava andando bene e non è stato facile festeggiare un altro scudetto dovendo dire a Mancini che prendevamo un altro. Alla fine ci siamo riusciti, ma mi è dispiaciuto. Quando Mourinho è andato via, devo essere sincero, per me era giusto. E’ arrivato e ha vinto il campionato, che forse avrebbe vinto anche Mancini. Poi ha vinto il Triplete: Mourinho è stato un grandissimo temporale, un colpo di vento che era giusto conservasse quella storia e che non rischiasse di trascinarsi. Dopo abbiamo vinto la Coppa Italia e siamo arrivati secondi e se fosse arrivato prima Leonardo magari avremmo vinto pure lo scudetto.”

Massimo Moratti

Gli viene poi chiesto, dall’alto della sua esperienza, di dare tre consigli ad Erick Thohir: “Tre sono troppi, non ci arrivo. Ma uno sì, ovvero quello di circondarsi di interisti, che non vuol dire circondarsi di persone che parlino dell’Inter a vuoto, ma di gente che capisca e sappia cos’è il carattere dell’Inter e dei propri tifosi, che è diverso da quello della Juve e del Milan. L’Inter è diversa. Cambierà sicuramente il carattere della Società perché un presidente influisce, ma ci sono caratteristiche che non possono cambiare mai, che sono quelle per le quali uno o è interista o non lo è. Per quello parlo di Zanetti, perché è bene che chi è in questo club ne conosca la storia, ricordi certe cose, ti aiuti a capire, ti aiuti a prevenire dei problemi. Per questo gli dico che deve mettersi vicino persone che vogliono bene all’Inter e non solo persone che siano dei buoni professionisti. L’Inter ha la fortuna di avere tanti tifosi tra cui tantissimi professionisti a livello importante che vorrebbero dare una mano, è un’occasione. Tutto il resto non vale, perché la nuova proprietà deve imprimere il suo carattere, fissare i suoi obiettivi, e non si può confondere con altro, sarebbe uno sbaglio.” 

Infine, i ricordi più belli, quelli legati al Triplete: “Madrid è stata una grande vittoria finale, ma non abbiamo sofferto, è stata una festa, una serata nella quale Mourinho ha dimostrato di essere un grande allenatore perché certe sfide non le perde mai. La grande sofferenza era stata a Siena perché loro giocarono come fosse una finale anche se erano già retrocessi. Poi la Champions fu il coronamento di tutto. E’ un fatto personale, a volte da una grande sofferenza deriva una grande gioia”.

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