Jeremy Menez a La Gazzetta dello Sport: "Il calcio mi ha salvato"

Jeremy Menez è un uomo e un calciatore d’istinto, infatti il suo istinto lo ha sempre guidato nelle sue decisioni. Lo guidò anche quando provò a giocare a rugby e in parte (visto che un po’ si pensò anche) quando rifiutò l’offerta del Manchester United, lo ha guidato anche nei passaggi dalla Roma al PSG e dal PSG al Milan, il suo istinto fu fondamentale persino per il suo primo tatuaggio; l’istinto che se troppo seguito, soprattutto da giovani, ti fa compiere molteplici sbagli, ma come ha detto lo stesso francese in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport: “Quando sia ha una giovane età è normale poter sbagliare” . L’istinto ha anche un pregio, quello di non farti invecchiare mai: “Col passare degli anni, l’istinto ti aiuta a farti sentire ancora giovane, è fondamentale però non dimenticarsi mai del proprio percorso di vita” .

Menez proviene da Banlieu 94, una delle periferie più difficili della realtà parigina, proprio lì ha iniziato a giocare a calcio sbucciandosi le ginocchia sul duro asfalto e forse proprio in ricordo dei sui tempi passati ha voluto regalare ai ragazzi che ora vivono in quella periferia un campo vero, di calcio a 7. E’ soprattutto in quel luogo che è diventato uomo, marito e padre, la persona che è oggi. Se non avesse lasciato il quartiere di Banlieu 94 può darsi che il francese avrebbe preso una brutta strada, forse finendo persino in carcere, come successe a un amico di Roberto Baggio, il quale da adolescente, stando a quello che disse lo stesso ex divin codino, era più forte di lui, ma un infortunio gli troncò sul nascere la carriera e il ragazzo si diede al crimine, venendo arrestato: “Forse e ripeto forse, dato che non è possibile esserne certi se non avrei giocato a calcio, sarei finito in galera, come è successo ad alcuni miei amici, ma per fortuna a 13 anni, appena prima di commettere qualche grave sbaglio, in cerca di desideri dannosi che mi avrebbero rovinato sono andato  a  Sochaux“.

Menez racconta del suo rifiuto al Manchester United: “Anche a 16 anni sono rimasto a Sochaux, rifiutando persino un’offerta del Manchester di Ferguson, perché non mi sentivo pronto. Pensandoci ora non so se ho fatto bene; l’unica cosa di cui sono certo è che non mi sono mai e poi mai pentito delle mie scelte”.

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