Juve, non solo Agnelli e Marotta: il miracolo bianconero è targato anche Nedved

Il successo è questione di scelte precise, o meglio, azzeccate. Scelte obbligate, come quella di allontanare il trio Blanc-Secco-Cobolli Gigli (che Dio ce ne scampi) e susseguenti decisioni corrette, come quella di affidare l’area tecnica a uno come Giuseppe Marotta, che strappa Pirlo al Milan per un tozzo di pane e ne (ri)fa il regista più forte d’Europa (non ce ne vorrà l’immenso Xavi, il cui rendimento quest’anno è stato leggermente altalenante, e in ogni caso non decisivo quanto quello di “Mozart“). Scelte dettate anche dalla storia, perchè la Juve senza Agnelli non è la Juve, ed in questo (così come in tantissime altre ottiche) la promozione del rampollo Andrea a numero 1 del Cda bianconero si è rivelata  mossa azzecata, o meglio, azzeccatissima.

Si, è vero, per lui parlano i risultati, parla la figura di leadership pienamente restituita ad una società gloriosa come la Juventus, ma parlano anche le scelte, come quelle di aprire le porte della dirigenza bianconera a Pavel Nedved nell’Ottobre del 2010.
La “Furia Ceca” è una di quelle figure che all’interno di una socetà che si rispetti non devono mancare mai: un passato da calciatore alle spalle, un pallone d’oro, una caterva infinita di titoli conquistati con la Maglia della Vecchia Signora e un posto d’Onore nella classifica dei 100 calciatori più forti di tutti i tempi stilata dalla Fifa. Tutte le prerogative per rientrare nel mondo del calcio, occupando stavolta una comoda poltroncina dello Juventus Stadium (anche se siamo sicuri che su quella fascia sinistra il buon Pavel farebbe tuttora faville).

Nedved c’è ma non si vede, o per lo meno si vede poco, perchè uomo che ama troppo la Juve e troppo poco i riflettori, a differenza di qualche connazionale di cui oggi si sono perse le tracce (ogni riferimento a ex allenatori della Roma è puramente intenzionale). L’ex centrocampista di Lazio e Sparta Praga è oggi considerato una sorta di “Ministro degli Esteri” del sodalizio piemontese, ma è soprattutto uno dei membri principali del Cda, uno degli artefici del miracolo Juventus e del nuovo corso bianconero seguito alla disastrosa gestione Cobolli Gigli.

La sua partecipzione ai sorteggi di Nyon non è stata casuale. Non serviva solo a restituire al mondo intero l’immagine vera della Juve, quella che i vari Felipe Melo e Tiago avevano contribuito a snaturare, ma era anche un riconoscimento per la “Furia Ceca”, un ringraziamento per il lavoro svolto in questi tre anni e mezzo costellati solo da vittorie.

Tre Tricolori Consecutivi, due Supercoppe Italiane, una Semifinale di Europa League appena guadagnata (anche se per Miccoli e Nuno Gomes non abbiamo chances di arrivare alla Finale di Torino): un miracolo, targato anche Pavel Nedved.

Leggi anche –> La Juventus nel segno di Andrea Agnelli: triennio vincente e ritorno alle origini

Leggi anche –> “Caro Avvocato le scrivo”: lettera a Gianni Agnelli a 11 anni dalla sua morte

Leggi anche –> Curiosità: ecco i dieci tipi di anti-juventino medio più facili da incontrare