Juventus in Finale, ora tocca ai Marziani Blaugrana

Siamo sicuri che nessun tifoso della Juventus alla vigilia della stagione 2014/15 si sarebbe aspettato un simile scenario. Incredibile, impronosticabile, assurdo a giugno, figuriamoci ad agosto, quando l’attuale tecnico della Nazionale, il condottiero Antonio Conte, aveva abbandonato la barca. Per far posto, diciamolo pure, ad uno che è stato fischiato, insultato pesantemente, deriso, schernito e scoraggiato fin dalla prima mezz’ora del primo allenamento. A premessa di tutto, dunque, diciamo che questa finale l’ha conquistata Massimiliano Allegri.

11 maglie bianconere vincono a Madrid contro il club più famoso del mondo nel modo più italiano che c’è: la partita la Juventus l’ha subito messa sul piano del dinamismo tattico ed atletico, chiudendosi con ordine agli attacchi del Real Madrid, un po’ meno ad alcuni contropiede (vedi Bale-Rodriguez e il fuoriclasse Ronaldo). E sono proprio quei 2/3 errori più o meno macroscopici che non puoi permetterti contro una grande squadra quale è quella blanca, con Ancelotti che vede sfumare in un colpo solo la possibilità di conquistare due Coppe consecutive, quattro in tutto nella sua carriera in panchina e un solo titulo nella bacheca merengues. 

Ma nel secondo tempo la musica è stata altra: la gracilina Juventus, che ha arrancato anche dopo il gol di Ronaldo, si è fatta da parte e ha lasciato spazio a quella squadra vista nei primi 15 minuti di gioco, in tutti i 90 di Torino e di ampi tratti della stagione dei ragazzi di Allegri. La Juventus resiste, respinge gli avversari e pareggia con il ragazzo di Madrid, quell’Alvaro Morata che calcia con tutta la rabbia che ha in corpo, buca le mani a Casillas e poi quasi piange quando il pubblico bianco, da sempre poco sensibile a certe cose (non per l’ovazione a Pirlo, meritata non tanto per la scialba partita che ha giocato ma per la carriera), lo fischia al momento della sostituzione.

Ma la Juve tiene duro ed è pronta a prepararsi alla gara più leggendaria contro i marziani del calcio più contemporaneo. Il proiettile, la mina vagante, continua a viaggiare all’impazzata. La consapevolezza nei propri mezzi è cresciuta piano piano, maturando a partire dal successo in trasferta sul campo del Dortmund, sino ad arrivare a uno dei templi del calcio mondiale.

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