La storia di Ignazio, si sveglia dal coma e incontra i calciatori della Juventus

Al San Paolo le cose non sono andate nel migliore dei modi per i bianconeri, che sul campo sono usciti sconfitti con un secco 2-0 nella supersfida con il Napoli di Benitez. Una sconfitta che non pregiudica la rincorsa ai 100 punti, ormai vero obiettivo della squadra di Antonio Conte in versione-Serie A che si avvia a vincere il suo terzo scudetto consecutivo. Un record a cui il tecnico pugliese forse tiene ancora di più della vittoria in Europa League, altra competizione in cui i bianconeri possono ancora dire la loro.

Ma a Napoli la Juventus ha anche vinto. Non in campo, dove Callejon e soci hanno fatto faville, ma fuori dal rettangolo verde, dimostrando ancora una volta se ce ne fosse stato bisogno di come il calcio sia un veicolo di gioia, di amicizia, ma anche di vita: alla faccia delle discriminazioni.

La storia è da far raddrizzare i capelli: nel marzo di due anni fa un giovane tifoso della Juventus, Ignazio Luppino, rimane vittima di un banale incidente stradale che poteva finire in tragedia. Il ragazzo, allora sedicenne, era con alcuni amici a divertirsi come tutti i giovani della sua età in bicicletta per le strade della sua città, Sapri, nel Cilento in provincia di Salerno. Una frenata brusca, un freno che non funziona più ed ecco che per poco il gioco non assume i contorni della disperazione: Ignazio cade, batte il capo e le sue condizioni appaiono subito gravi. Il ragazzo arriva in coma all’ospedale di Sapri, dove i medici ne ordinano subito il trasferimento nella più attrezzata struttura di Salerno. La situazione è disperata, Ignazio aveva battuto pesantemente il capo e non dava segni di risveglio. Lentamente, dopo una settimana di buio, le sue condizioni cominciano a migliorare.

Il papà di Ignazio, l’inesauribile Tonino, comincia allora a riempire le giornate del figlio con i cori dei tifosi della Juventus, con l’inno della squadra bianconera, con le interviste ai giocatori juventini. I medici intuiscono che il sistema ideato dal papà del ragazzo, insieme alle terapie, inizia a dare i suoi frutti, e dopo dieci lunghissimi giorni Ignazio finalmente riapre gli occhi.

Ignazio e Antonio Conte

Il meno era fatto – dice oggi papà Tonino – doveva effettuare un lungo e complesso periodo di riabilitazione”. In effetti per tre mesi Ignazio è stato ospite della struttura “Don Gnocchi” di Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, dove il miracolo si compie. A raccontarlo è lo stesso Ignazio, oggi diciottenne, con ancora l’emozione negli occhi del grande incontro con i suoi campioni avvenuto sabato a Napoli.

Ad Avellino sono stato trattato benissimo dai dottori, tra l’altro tutti tifosissimi della Juventus – dice oggi -. Ricordo ancora che la mia stanza era tutta tappezzata dai poster e dalle maglie dei miei idoli. Papà decise di informare della mia storia il club bianconero e la società della Juventus, che tramite la segretaria del diesse Marotta mi promise che alla prima occasione sarei stato loro ospite. E così è stato”.

A Napoli sono stato nell’hotel che ospitava la Juventusdice Ignazio, ancora visibilmente emozionato – dove ho avuto la fortuna di conoscere i miei campioni. Mister Conte e Gigi Buffon sono stati semplicemente fantastici con me. Hanno un’umanità ed una semplicità disarmante. Tutti parlano di un Conte presuntuoso ed arrogante, ma non è assolutamente così. Il mister è una bellissima persona, chi ne parla male evidentemente non lo conosce”.

E poi via con le foto con tutti gli altri: Llorente, Pogba, Vidal ecc ecc. Ed una promessa: Conte mi ha invitato a Vinovo – conclude Ignazio – sicuramente andrò. Io voglio solo dire una cosa: io sono del sud e tifo Juve, cosi come immagino ci sia al nord chi tifa Napoli o altre squadre del sud. Il calcio è bello, è vita, e dietro un pallone che rotola c’è tanta umanità come ha insegnato la mia storia. Smettiamola di rovinare tutto con cori stupidi e con la violenza. Io spero che tanti Ignazio tifosi del Napoli, del Milan, della Juve, del Catania e così via realizzino il proprio sogno. Con un ambiente calcistico più sereno sicuramente sarebbe più facile che ciò accada”.

Detto da un ragazzino di 18 anni che due anni fa ha rischiato la vita e che anche grazie al calcio l’ha ripresa per i capelli è un concetto da postare sui social network di tutte le curve d’Italia. E non solo.

Ignazio e Buffon

Ignazio Luppino e Pirlo

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