La voce del tifo: Allegri? Scetticismo, ma niente fischi come con Capello

“Annuncio la rescissione consensuale del contratto che mi lega alla Juventus”: con queste parole Antonio Conte ha deposto le armi scrivendo la parola fine alla sua intensa avventura in bianconero. Una storia d’amore lunga una vita, prima da giocatore e poi da allenatore, i cui ultimi tre anni sono stati coronati da successi, sudore, soddisfazioni, sconfitte. Conte non se l’è più sentita di combattere ancora, il suo addio è arrivato come un fulmine a ciel sereno e i motivi a dirla proprio tutta nessuno li ha ancora davvero capiti ed è forse per questo che i tifosi da due giorni a questa parte non fanno altro che chiedersi “perchè”, ed è forse per questo che la frangia bianconera si è drammaticamente spaccata tra chi imputa la colpa al tecnico e chi invece responsabilizza la società.

La scelta di Massimiliano Allegri come successore del salentino non ha poi di certo semplificato le cose: alla ricerca di un colpevole per le dimissioni di Conte si è aggiunta quindi l’amara protesta di una parte del tifo contro la decisione di Agnelli e Marotta di affidare la guida della panchina della Juventus all’ex tecnico rossonero. Un inizio difficile e un clima di grandi aspettative quello che ha accolto Allegri a Torino, lo stesso che fino a prova contraria trovò Antonio Conte all’inizio della sua avventura in bianconero: una Juventus che veniva da anni difficili dopo lo scandalo di Calciopoli e una tifoseria che si augurava di tornare finalmente a vincere. Lo scetticismo ci sta: Antonio Conte arrivò a Torino come una scommessa, mentre Allegri si può dire sia un allenatore fatto e finito i cui risultati ottenuti in passato non fanno ben sperare, ma accanirsi contro il nuovo tecnico è molto da occasionale e poco da chi la Juve la ama davvero, perchè è la Juve che si deve amare, non il tecnico. Ad allenatore e giocatore ci si può in qualche modo “affezionare”, ma è la Juve che rimane, tutto il resto scorre.

Facendo un passo indietro. Le dimissioni di Conte: è colpa della società? E ‘ colpa del tecnico stesso? Torniamo ancora più indietro nel tempo, al mese di Maggio, quando la società commise l’errore di cercare di trattenere un Antonio Conte che aveva dimostrato ben poco entusiasmo per la stagione a venire dichiarando di accettare una permanenza in bianconero solo in assenza di proposte più stimolanti. Conte decise poi di rimanere senza però prolungare il contratto oltre la scadenza nel 2015 e a patto di rivoluzionare la rosa bianconera inserendo innesti giovani e talentuosi che portano il nome di Sanchez, Cuadrado e Di Maria (per citarne alcuni). Tre nomi che sarebbero costati alla Vecchia Signora il sacrificio di almeno uno tra Arturo Vidal e Paul Pogba (i due juventini con più mercato) e Conte ne era al corrente, così come era al corrente sin dall’inizio del suo triennio vincente che la Juventus versava in condizioni economiche difficili, il che si traduce nell’impossibilità di colpi di mercato alla Real Madrid.

Non poteva quindi Antonio Conte lasciare la barca a Maggio? Se veramente il tecnico è sempre stato a conoscenza dei movimenti economici e di mercato della Juventus, perchè abbandonare a ritiro iniziato? E’ vero che la società avrebbe potuto ripiegare su un altro nome come Roberto Mancini, ma cos’altro avrebbe potuto fare in meno di 24 ore? Ai tempi del Galatasaray, Roberto Mancini era in possesso di un contratto triennale da 3,5 milioni per il primo anno, 4,5 milioni per i due restanti e una serie interminabile di bonus. Massimiliano Allegri ha firmato un contratto di due anni a 2 milioni di euro a stagione: non è questione di tirchieria, è questione di dover far quadrare i conti. Lecite sono le proteste contro il trio societario: dopo essere tornati vincenti, grazie anche ad Antonio Conte, il più grande timore dei tifosi è quello di vedere la Juventus affondare come accadde nel 2006 che seppur lontano lascia un ricordo ancora vivido nella memoria di molti.

Troppo pessimismo. E’ indubbia la personalità, il carisma, la juventinità di Antonio Conte, elementi che sicuramente hanno inciso molto e che hanno contribuito alla formazione di un gruppo solido e compatto; ma non dimentichiamoci che questi scudetti li ha vinti la Juventus, non Antonio Conte, li ha vinti Tevez, Vidal, Pirlo, Buffon, Pogba, Marchisio, Chiellini, Llorente; loro hanno messo gambe, sudore e loro saranno ancora lì pronti a gettare nuovamente il cuore oltre l’ostacolo.

Proviamo a dare fiducia ad Allegri, il quale si è presentato ieri in conferenza stampa con umiltà e senza la pretesa di sconvolgere o rivoluzionare ciò che Antonio Conte ha costruito in questi anni. L’obiettivo rimane sempre quello di vincere lo scudetto e magari di fare meglio anche in Europa. Conte fa ormai parte del passato e nulla potrà farlo tornare indietro, non ci resta che sperare in un futuro ancor più brillante per la Juventus e qualora dovesse ancora cadere, chi la ama sarà sempre al suo fianco a sostenerla.

Ieri è stato Loris Grancini a parlare, il capo ultras della fazione dei Viking. Inutile nascondere lo scetticismo nei confronti del neo tecnico bianconero, ma il portavoce degli ultras della Juventus ha lasciato intendere che non verrà fatta alcuna protesta in curva nei confronti di Massimiliano Allegri così come non fu fatta quando Fabio Capello arrivò alla Juventus. Non aspettiamoci cori di incitamento, ma piuttosto una forte neutralità che potrà trasformarsi solo con i risultati sul campo.

 

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