Leicester-Ranieri, Allenatore campione in Premier e riabilitato in Italia

L’impresa sportiva è notevole. Gli squadroni della Premier battuti da una squadra fatta di giocatori mediocri, alcuni senza passato pochi con un futuro e guidati da uno che in Italia, da tutti (noi compresi) è sempre stato tacciato di “perdente, di essere un predestinato al “secondo posto“. Suona come la rivincita degli sfigati.

Eppure non è tanto questa straordinaria avventura calcistica che mi colpisce. Esistono delle congiunzioni astrali che ti fanno vincere anche se sei il più debole. Anche la mitologia ce lo ha insegnato: Davide che uccide il gigante Golia ne è l’esempio più noto. Quello che mi ha colpito di più è l’assurdo ed incredibile seguito che la vittoria dei Foxes ha avuto in Italia.
Non credo che basti il passaporto italiano di Ranieri per giustificarlo. Certo, Ranieri è stato un “viatico” per una festa assolutamente irrazionale, ma domandiamoci perché in così tanti si sono addirittura presi la briga, per festeggiare una vittoria che è veramente molto difficile sentire italiana, di partire e spararsi migliaia di chilometri con i mezzi più disparati. Solo la voglia di fare festa? Può darsi.

D’altra parte ogni fine settembre partono centinaia di comitive di italiani per andare all’Oktoberfest solo per bere alcuni litri di birra in un paio giorni. Però non mi risulta che a Leicester siano approdati in questi giorni in migliaia dalla Germania, Francia, Olanda o Spagna … e chi è stato all’Oktoberfest sa quanti “altri europei” vi si incontrano. Secondo me c’è di più del semplice bisogno di fare festa o fare un “ragazzata”. E’ un segnale importante che viene da un paese dove il calcio ha una valenza molto elevata. Dove tutti siamo divisi più sul calcio che nel giudicare la classe politica. E guardate che questo non è un parallelo casuale.

Credo che nel nostro calcio si sia arrivati alla saturazione di una dittatura che non si esprime solo nel calcio. La costante e pervicace attitudine di giornalisti della carta stampata o della tv al “genuflessismo catartico“, fa si che ormai, come si addice ad un regime ben consolidato e con radici molto profonde in tutti gli ambiti importanti della società, ci venga propinata una visione delle cose completamente distorta. Dove chi non è “irregimentato” viene insultato, tacciato di “perdente” (come se vincere a qualunque costo fosse la vera e unica cosa che conta nella vita), emarginato e sottoposto a gogna mediatica durissima.

Anche peggio, in realtà, perché se ci pensate bene, questo “regime” ha ormai adottato atteggiamenti e strategie mafiose ben collaudate, con il non dichiarato, ma palese, intento di rendere sempre più deboli coloro che non vogliono accondiscendere. Così vengono inventate notizie false per destabilizzare, affibbiate parole inesistenti a personaggi fuori dal contesto di regime, sono addirittura negati fatti evidenti ed indiscutibili che avvengono sui campi di gioco (e non). Per non parlare del revisionismo storico e giudiziario che questo nostro calcio malato sta subendo in silenzio, così come lo sta subendo in silenzio tutta la nostra società. Forse questo calcio è troppo vecchio o ancora in sala rianimazione dopo gli scandali che negli ultimi 30 anni, dapprima lentamente e poi, nel 2006, con un’esplosione nucleare, lo hanno mandato in coma. Questo nostro calcio che ora, autoriabilitatosi con un operazione da “rivoluzione culturale maoista”, vede però che tutto sta vacillando fin dalle fondamenta, checché ne dicano proprio coloro che si sono elevati a paladini della “vera giustizia” e quindi ambasciatori del bel calcio italiano in Europa, per altro con risultati alquanto scadenti, nonostante proprio quello che i “genuflessi” cerchino di propinare coram populo.

Ecco, in questo panorama secondo me va inquadrato l’entusiasmo per il Leicester. Il bisogno di festeggiare qualcosa che appartiene al gioco più bello del mondo, ma un qualcosa che non è italiano, perché troppo stantìa è l’aria dell’italico pallone per aver voglia di festeggiare e di festeggiare qui nel nostro paese. C’è bisogno di aria pulita. C’è bisogno di facce pulite. C’è bisogno di vedere che è ancora possibile per un Verona vincere. Ed i ragazzi che in questi giorni si sono riversati nelle strade di Leicester, tifando i Foxes come se non avessero mai varcato la Manica e come se il Timballo di Rognone fosse mille volte meglio delle Lasagne domenicali della mamma, faccio molta fatica a credere che siano tutti e solo “di una squadra”, come appunto spacciato dai “telegiornali nord coreani de noantri”.

Ce ne sono di ogni squadra (persino dell’Avellino, lo so per certo!) il che smonta immediatamente la prima e scontata tiritera che ho sentito naturalmente dai tifosi della Juventus, che si sentono portatori sani dell’unico modo “vero” di vincere e non si rendono invece conto di essere i più manipolati di tutti, e cioè: “per festeggiare voi interisti dovete andare a festeggiare un’altra squadra, di un’altra nazione e per giunta una squadra che l’anno scorso stava per andare in Serie B“. Non commenterò la frase, tanto si commenta da sola. No, quello che voglio dire è che questi ragazzi portano intrinseco e forse anche inconscio un messaggio che il calcio italiano dovrebbe leggere con grande attenzione: “Ci avete rotto i coglioni, voi e le vostre mafiose beghe. Ce ne andiamo in Premier“. Ecco … forse per il calcio italiano, come è stato ed è per i cervelli, è venuto il momento di emigrare e di lasciare che i signori del regime si giochino il loro campionato nel cortile di casa, anche perché fuori da questi confini l’accoglienza che ricevono non è proprio delle migliori … e non solo sul piano sportivo.

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