In Milan-Juventus 1-0 di sabato sera si è consumato l’inizio di quello che potrebbe essere il riscatto rossonero. Analizziamo la partita con gli occhi di un tifoso.

Al giorno d’oggi i social network sono il primo strumento per percepire il gradimento di una tifoseria per l’operato della propria squadra e il Milan in questi ultimi anni ci ha spesso costretti a rinchiuderci in gruppi solo rossoneri e a evitare il confronto con altre tifoserie, ma il successo di ieri sera ci permette finalmente di tornare a far sentire la nostra voce al bar, su Facebook, in ufficio o a scuola.

Intendiamoci, il silenzio nei momenti bui non è segno di scarso attaccamento alla maglia ma bensì di serietà e dignità: a noi non piace guardare la pagliuzza nell’occhio degli altri piuttosto che la trave nel nostro, ma questa è un’altra storia.

È inutile girarci intorno, il momento chiave della partita è stato il gol annullato a Pjanic nel primo tempo. La storia della partita sarebbe irrimediabilmente cambiata se quella rete fosse stata convalidata, anche se non per forza a favore della Juventus. Mentre Rizzoli si confrontava con i suoi collaboratori (a proposito i giudici di porta si stanno rivelando utili quanto la campagna per il ”fertility day” ma anche questa è un’altra storia) la memoria di tutti noi è tornata a quel 25 febbraio 2012 e al famigerato gol di Muntari non assegnato al Milan.

A vedere il replay che mostrava chiaramente come il gol fosse regolare mi è scappato un sorriso, probabilmente ho sbagliato perché quell’episodio sta togliendo al Milan qualche merito agli occhi dell’opinione pubblica (e tra l’altro Pjanic ce l’ho anche al fantacalcio), ma non sono buono come De Sciglio e ammetto candidamente di aver goduto.

Finalmente sabato sera abbiamo visto una squadra vera, organizzata e capace di sopperire con il collettivo ai limiti individuali. A tratti quella maglia sembrava donare persino ad Abate, ma poi a pochi minuti dalla fine ha deciso di servire un avversario nella sua area di rigore e l’incantesimo è finito. Scherzi a parte, Abate è uno di quei giocatori che, pur non essendo decisamente fenomeni, sono diventati il perno di questo ”Milan operaio” e, se il risultato è questo, possiamo anche mettere da parte il nostro palato fine per apprezzare un po’ più il sudore di Montolivo (un nome a caso) piuttosto che il fascino di campioni pagati tanto oro quanto pesano.

Di Donnarumma che ne parliamo a fare, per il gol di Locatelli uso la prima parola spendibile in questa sede che mi viene in mente: fantastico, mentre l’esultanza di Galliani è per me come un passaggio filtrante di Ibra per Nocerino poiché mi consente una riflessione: gli errori dell’ad sono sotto gli occhi di tutti e chi li ricorda a ogni ora del giorno e della notte è nel giusto, ma non scopre di certo l’acqua calda, ciò che reputo intellettualmente disonesto è non riconoscergli il merito che ha avuto nella costruzione della leggenda del Milan di questi ultmi trent’anni.

Sappiamo tutti che quello fatto ieri sera non è che un piccolissima percentuale di un miracolo che molto probabilmente non avverrà, ma almeno ci permette di tornare a sentire quel profumo di vittoria che oramai non riuscivamo neanche più a immaginare.