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La punta del Milan Niang ha rialsciato un’interessante intervista a La Gazzetta dello Sport in qui ha parlato del suo passato e del rapporto con Montella.

Con il mister ho un feeling a pelle perché mi ha fatto sentire che mi vuole, dal primo giorno. Mi ha messo al centro del suo progetto: mi parla se ho bisogno o se sbaglio, si interessa a me. Prova affetto per me, vorrei dire. Ci siamo detti cosa ci aspettavamo l’uno dall’altro e continuiamo a farlo. E non è vero che il suo calcio è cambiato rispetto a Firenze: ha solo adattato il suo possesso palla ai giocatori che ha“, queste sono state le parole di Niang sull’attuale tecnico rossonero, parole inserite nel contesto di un più ampio discorso sui tecnici da lui avuti nel corso della sua ancora breve carriera:”Dumas, il mio allenatore al Caen, mi ha insegnato a non avere paura in campo; Allegri mi ha spiegato l’importanza della tattica; Gasperini mi ha rilanciato; Mihajlovic mi voleva già al Torino, lui è simile a Montella“.

Poi sulle sue ”mattate” passate:”Tante, non passava mese senza che ne facessi una. Ma la peggiore è stata l’incidente in macchina, a febbraio: quella che mi ha fatto dire basta. Il tuffo dal un balcone? Ma lì per lì quella per me non era una mattata: l’ho capito dopo. Una inedita? Non esiste. C’è chi ne fa un sacco e non se ne sa mai nulla, invece le mie si sanno tutte: o sono sfigato, o le nascondo male. Anzi, invece di nasconderle pubblico un video… Ma basta così, l’ho promesso a me stesso. E se l’ho fatto è perché so di poter mantenere“.

Queste invece le parole su Adriano Galliani:”È come un secondo padre. Ricordo a memoria le sue prime parole: ‘Sono venuto a Caen per tornare a Milano con te, e stasera torniamo insieme’. Con un volo privato: per forza non ci ho dormito la notte. Galliani è come Florentino Perez, chi non lo conosce? Beh, era lì per me e io avevo la valigia già pronta… Poi è arrivato il tempo dei tanti amici. ‘Che bello’, dicevo, ma volevano il mio male: sapevano che era dietro l’angolo e però mica mi dicevano “M’Baye, questo no”. Galliani sì, senza urlare: “M’Baye, nel Milan non hai il diritto di sbagliare. Sei giovane, ma non puoi fare le cose che fanno quelli della tua età”. Un Milan senza Galliani faccio fatica a immaginarlo: nel caso, mi mancherà molto“.

Infine sul suo ruolo:”Io centravanti lo sarò sempre, perché sono nato così nelle giovanili. Poi in Italia ho fatto subito l’esterno e non è stato facile: riavvicinato alla porta da seconda punta, ero felice come un bambino. Ma sono felice pure adesso, mica faccio più l’esterno da quinto: difendo ma un po’ meno, e così ho più forza per attaccare. E comunque dove giochi, giochi: certe cose non le dimentichi, centravanti lo sei dentro. Anche se sbagli certi gol davanti alla porta come ho fatto contro la Lazio… La mia prima rete in campionato contro il Verona? Non avevo dimenticato: non mi veniva in mente. Me la ricordo: a porta vuota, dopo contropiede di Iago. Più importante che emozionante: a quasi due anni e mezzo dal debutto in A in campionato dovevo ancora segnare. Il gol più emozionante? Quello nel derby dell’anno scorso: come un’esplosione, sentivo che era tutto troppo. E ho lasciato uscire tutto”.

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