Milito a Inter Channel: "Il Triplete mi ha regalato grandi emozioni"

Diego Milito è stato il primo ospite, negli studi di Inter Channel, della nuova trasmissione Inter Legends, il format da ieri sera in onda sul canale tematico della società nerazzurra. L’attaccante argentino si è raccontato a cuore aperto davanti ai microfoni e a milioni di tifosi, strappando lacrime per i ricordi evocati e dimostrando tutto il suo attaccamento ai colori interisti, soprattutto a margine della sempre più probabile partenza per ritornare al Racing Avellaneda.

La puntata si è aperta con una breve clip nella quale alcuni pezzi di storia recente dell’Inter, come Stankovic, Zanetti e Moratti, hanno ricordato il Principe. Il serbo si è espresso con toni di forte riconoscenza (“Non bisogna mai dimenticare Diego con la maglia dell’Inter”), seguito a ruota dal Capitano (“Ha contribuito a scrivere della pagine importantissime”) e dall’ex presidente Moratti, che per Milito ha sempre avuto un debole (“Milito è il Triplete”).

Milito, poi, ripercorre tutte le tappe della sua carriera, partendo dall’Argentina. Era il 9 marzo 2003, clasico di Avellaneda. Milito racconta un episodio che lo vide coinvolto col fratello Gaby: “Siamo cresciuti in squadre diverse, quel derby è un ricordo molto particolare perché stavamo vincendo 1-0, un mio compagno stava andando in porta e un giocatore avversario ha fatto fallo da ultimo uomo. Io ho chiesto il rosso ma quell’uomo era mio fratello. Abbiamo iniziato a litigare con la mia famiglia che ci guardava”.

milito genoa

Poi arrivò il Genoa: “Mi convinse Preziosi a scendere in Serie B, era molto ambizioso. Un progetto importante, anche se dopo sono dovuto andar via. Siamo arrivati in Serie A nonostante tutti i casini che erano successi. In quel momento c’era qualche squadra interessata, anche l’Inter con Mancini. Scelsi il Saragozza perché non mi sentivo pronto per arrivare all’Inter in una squadra con tanti attaccanti forti. Ho fatto questa scelta per raggiungere mio fratello, ovviamente non mi pento perché l’Inter era nel mio destino, come si è visto”.

Poi, la Liga col Saragozza: Real Madrid? Feci 4 gol, partita incredibile e in quel torneo incontrammo le migliori squadre spagnole, anche se purtroppo perdemmo la finale. Peccato, ho ancora l’amaro in bocca. Il secondo anno fu straordinario, arrivarono tanti giocatori molto forti, eravamo una bella squadra, raggiungemmo l’Europa e per me fu un anno molto positivo. Dopo iniziarono i problemi. Mio fratello Gaby andò via e noi accusammo il colpo. Cambiammo quattro allenatori e non eravamo abituati a lottare per la salvezza, infatti andammo in seconda divisione”.

Dopo Saragozza, il ritorno sotto la Lanterna: “Quella fu un’estate molto agitata, in tanti mi volevano. Juventus? No, c’era il Tottenham, eravamo vicinissimi. Ricordo che nell’ultimo giorno di mercato mi chiamò il figlio di Preziosi e mi convinse a tornare a Genova. La mia disponibilità fu immediata, fermai tutto con i londinesi e per fortuna tornai lì. Posso dire di aver chiuso un cerchio in Liguria. Senza dubbio lì ho trascorso uno degli anni migliori, eravamo molto forti con un grande allenatore, infatti arrivò l’Europa offrendo un grande calcio”.

I tifosi genoani non dimenticheranno mai la sua tripletta nel derby con la Sampdoria: “Fare tre gol in un derby è una cosa bellissima. Si gode in un modo diverso, poi è una città particolare, una gara molto sentita e noi lo sapevamo. L’andata fu molto particolare, noi eravamo molto ‘cattivi’ e determinati, vincemmo in casa loro per 1-0 dopo tanti anni”.

Zlatan Ibrahimovic Inter

E poi, finalmente, nel 2009 arriva l’Inter. Dal sogno di giocare con Ibra (“E’ stato un peccato, mi sarebbe piaciuto far coppia con lui. Ci siamo allenati qualche volta insieme, ma poi lui andò al Barcellona. Cosa sarebbe successo? Non lo sapremo mai”) alla cavalcata in Champions League. Il passaggio del turno a Kiev, la sfida col Chelsea e la semifinale a Barcellona, con la gara d’andata a San Siro ancora impressa nella mente: “Il 2-0 del girone in Spagna ci spaventò un po’, erano i più forti di tutti. Nel girone non eravamo scesi in campo. Al ‘Camp Nou’ sono una squadra quasi impossibile, ma in semifinale è andato tutto bene, per fortuna. A Milano la mia miglior partita? Può darsi, considerando il valore dell’avversario, ma anche a livello collettivo fu una gara straordinaria. Andare sotto per 1-0 in casa contro di loro ti complica le cose, ma dopo abbiamo meritato. Loro si sono spaventati, hanno scoperto la paura e ricordo che dopo il secondo gol di Maicon abbiamo deciso di aumentare il ritmo, sapendo che in Spagna sarebbe stata durissima. Abbiamo meritato la vittoria”.

Dopo Barcellona, Siena e lo Scudetto“Una delle partita più emozionanti. A parte quella di Madrid la gara di Siena era la più importante perché era la fine di un percorso di un anno contro una squadra pericolosa, già retrocessa che non aveva nulla da perdere. Sapevamo che la Roma stava vincendo e non volevamo perdere il campionato all’ultimo momento. Abbiamo meritato di vincere, alla fine ho pianto tantissimo. E’ stata una gara emotivamente importante”.

E dopo Siena, la finale di Coppa Italia a Roma contro i giallorossi, decisa proprio da un gol di Milito, il più bello della sua carriera secondo il Principe: “Era una gara strana, loro erano praticamente in casa, ma fu più bello vincere così. Abbiamo aspettato e poi colpito. Dopo la rete volevo esultare con i nostri tifosi, è stato una grande gioia”.

Milito Inter

Poi arrivò il 22 maggio, la notte di Madrid, la finale di Champions contro il Bayern Monaco decisa da una doppietta di Milito“E’ stata una bellissima azione quella del primo gol. Le reti sono arrivate nel momento giusto, abbiamo fatto una grandissima partita e ricordo che quella partita l’avevamo preparata nella maniera giusta”.

Poi, l’anno scorso, i tragici momenti dell’infortunio in Europa League contro il Cluj“Tantissime persone mi hanno fatto capire tante cose con il loro affetto. Non ho parole, in confronto non ho fatto nulla per loro rispetto a quello che mi hanno dato. E’ stato un infortunio difficile, ma la forza me l’hanno data tutti i tifosi con il loro sostegno. Tutti mi hanno chiamato e mi ha fatto molto piacere”.

Un nuovo salto nel passato per parlare di Mourinho“Artefice del mio arrivo all’Inter, insieme a Moratti, Oriali e Branca. Ricordo quando mi chiamò quando ero ancora al Genoa, abbiamo avuto un grandissimo rapporto, ma anche ora. In pochi hanno vinto quello ha portato a casa lui. Dopo la sconfitta di Catania c’era il ritorno di Londra contro il Chelsea. A quel punto organizzò una riunione che toccò il nostro cuore e contro i Blues andò bene. In quei momenti capisci la sua grandezza. Si arrabbiò, ma in modo giusto, qui si vedono i grandi”.

Gratitudine infinita anche per Moratti“Non ho parole, lui mi ha portato all’Inter e mi ha sempre sostenuto, anche quando ero in difficoltà. Mi è sempre stato vicino e sarò sempre grato a lui. Quando mi chiamò arrivai di corsa”. 

Infine, uno sguardo al proprio futuro, ancora molto incerto: “Voglio finire di giocare, poi farò sicuramente qualcosa inerente al calcio perché è quello che mi rende felice. Sarò sempre legato al calcio”.

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