Moggi: "Stankovic alla Juve? L'Inter ci anticipò grazie alle intercettazioni"

Si sta svolgendo in queste ore, a Napoli, il processo d’appello del caso Calciopoli: protagonista è Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus.
Correva l’anno 2006 quando il calcio italiano finiva nell’occhio del ciclone e Moggi veniva da alcuni additato come capostipite di quella “Cupola” che tutto sapeva e tutto decideva, mentre da altri come capro espiatorio di questa brutta faccenda di calcio sporco, subdolo e malato che aveva intaccato tutti o quasi indistintamente.

La sentenza in primo grado vide Luciano Moggi condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per associazione a delinquere, interdizione ai pubblici uffici e Daspo. La Juventus fu invece retrocessa nella serie minore, lo scudetto conquistato nel 2002-2003 fu revocato e quello del 2005-2006 assegnato a tavolino all’Inter.

Moggi

E’ proprio dei nerazzuri che Luciano Moggi torna oggi a parlare in sede di giudizio, usciti impuniti dallo scandalo Calciopoli nonostante lo scambio di telefonate tra Facchetti e gli arbitri (uscite solo nel 2012 e finite in prescrizione). Alcuni ritengono che fu Massimo Moratti, ex presidente nerazzurro, ad “inventarsi” Calciopoli per eliminare la più fastidiosa avversaria (la Juventus) e aprire finalmente un ciclo vincente: non c’è da stupirsi infatti se le prime vittorie dell’Inter dopo anni di coda tra le gambe sono sopraggiunte solo una volta dopo aver tolto dai giochi i bianconeri.

Tornando al processo, Moggi ha rilasciato dichiarazioni spontanee riguardo le famigerate “schede svizzere” chiarendo, per l’ennesima volta, che tali schede venivano utilizzate non per pilotare le designazioni arbitrali, ma esclusivamente per concludere affari di mercato lontani da occhi e orecchie indiscrete; detto in soldoni, per evitare di essere intercettati.
Furono infatti i nerazzuri, tramite la Telecom, ad intercettare una delle telefonate con la quale Moggi aveva messo a segno il colpo Stankovic finito poi, inspiegabilmente o quasi, proprio a Milano.

L’ex bianconero ha infine giudicato i suoi comportamenti come criticabili, ma mai illeciti ribadendo di non aver mai influito sulle designazioni/decisoni arbitrali: favole, fesserie, così Moggi definisce le accuse a suo carico.

Al termine del processo la Corte ha decretato una riduzione della pena a 3 anni e 1 mese. Ad oggi nessuna delle accuse è stata ritirata.

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