Notizie Inter, Mazzarri: "Kovacic può diventare un campione. Icardi impari da Zanetti"

A margine dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Walter Mazzarri ha parlato di alcuni suoi giocatori, in modo particolare del giovane croato Mateo Kovacic, centrocampista dai piedi fini e dalla grandissime potenzialità su cui tutto l’entourage nerazzurro conta moltissimo.

Il ragazzo fino ad ora ha dato modo di far vedere le sue qualità solo a sprazzi. Non ha avuto una grande costanza di rendimento e, per questo, non di rado nelle ultime partite il suo mister gli ha preferito Taider. Tuttavia, la stima del tecnico nerazzurro verso Kovacic non si discute, seppur Mazzarri è convinto che il croato debba crescere e maturare ancora molto se vuol giocare nel nostro campionato e fare emergere le sue enormi qualità.

Trofeo Maestrelli Mazzarri

A tal proposito il tecnico toscano ha affermato: “Di Kovacic siamo tutti innamorati di come conduce il pallone; le qualità ci sono. Ma quanto è funzionale al nostro calcio quello che ha fatto lui l’anno scorso? Il ragazzo è un potenziale campione e ogni giorno gli spiego quello che deve fare. Va fatto esplodere facendogli capire tutta una serie di cose. Poi io devo pensare anche alla squadra, ma se Kovacic capisce tutto quello che deve fare, passo dopo passo, diventerà un campione”.

Quanto a Mauro Icardi, giovane attaccante nerazzurro ultimamente al centro dell’interessamento dei media più per ragioni di gossip rosa e hot tweet che fanno discutere, che per questioni calcistiche, Mazzarri si è espresso in questi termini: “Su Icardi ripeto che ho chiamato Zanetti, Cambiasso, Samuel e Milito e ho detto loro di spiegargli quanti sacrifici hanno fatto loro per diventare campioni. Se capirà, diventerà sicuramente un campione”.

Mauro Icardi Inter

Parlando di talenti, il giornalista del Corriere della Sera ha chiesto all’allenatore nerazzurro come mai lui che era stato in passato definito il nuovo Antognoni, non ha poi continuato col calcio giocato. Questa la risposta di Mazzarri: “Semplice, non ero il nuovo Antognoni. Secondo Ulivieri, avevo l’estetica di una Ferrari, ma il motore di una 500. Se parliamo di piedi, i miei erano buoni, ma a livello organico non avevo una grande corsa, probabilmente a quei tempi avevo anche bisogno di un allenatore che credesse molto in me e che mi facesse crescere. Poi, al di là di tutto, non ero uno da spogliatoio. Avevo fatto l’università, non mi riconoscevo in quello che facevano i miei compagni. Sembravo un impiegato delle poste: arrivavo, mi allenavo e andavo via. Ma è stato lì che ho iniziato a capire che quello dell’allenatore poteva essere il mio mestiere”.

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