Nuovo Stadio Milan, l'impianto che non s'ha da fare

Stadio forse, stadio sì, stadio no. Non sarebbe sufficiente dedicare un quotidiano intero per analizzare nel dettaglio la faccenda ondivaga ed a tratti tragicomica che ha accompagnato questo ennesimo colpo non-colpo della famiglia Berlusconi. Ma premettiamo: San Siro, con i ricordi ai quali siamo gelosamente attaccati,  resta la cornice perfetta per il Milan di oggi e di domani. Insomma San Siro piace, e tantissimo anche a noi. Ma rimane oggi da capire perché la dirigenza rossonera, dopo aver bruscamente alzato la posta in favore di Fondazione Fiera per la riqualificazione dell’area dell’ex Fiera campionaria (spiazzando tutti gli altri competitor), si ritrovi oggi col rischio di dover versare una penale di 4 mln alla stessa Fondazione rinunciando al progetto? Come è possibile che Barbara Berlusconi, che si è dannata dando anima e corpo al progetto, abbia poi deciso di sposare la linea di papà Silvio giurando amore eterno a San Siro? L’ennesima paradosso di una società che non capiamo è bello e servito.

Come riferito dagli addetti ai lavori diversi sarebbero stati i fattori che avrebbero indotto Berlusconi a mollare il nuovo e ormai tramontato stadio. In prima istanza Bee Taechaubol, il broker thailandese vicino al rilevamento del 48% delle quote societarie, avrebbe espresso il suo gradimento per San Siro (per motivi economici e non sentimentali): il broker avrebbe infatti spinto per far si che l’immagine del Milan continui ad essere associata a quella maestosa di San Siro, con il logico risultato di essere più appetibile sui mercati asiatici. Riecheggia preoccupante l’eco delle polemiche contro Silvio Berlusconi, reo di mescolare politica e affari al calcio. Ma l’impressione è che Mr. Bee abbia già dettato la sua linea, placando e confondendo gli animi con i 480 milioni che fanno sognare ed impazzire i tifosi. Le cose sembrano però piuttosto chiare: come Berlusconi anche Mr Bee è interessato ai profitti ed al denaro (manco ci fosse bisogno di dirlo), e il Milan alla fine ne diverrà strumento (si spera almeno vincendo).

Altro ostacolo sarebbe poi il costo enorme dell’intero progetto. Fininvest si sarebbe opposta sin da subito alla spesa shock di oltre 300 milioni di euro da investire tra bonifica e avvio dei lavori. Un nuovo stadio dispendiosissimo certo ma, come già menzionato sopra, niente di nuovo: i vertici societari, Barbara Berlusconi in testa, sin dalle prime battute erano a conoscenza dell’enormità dell’affare, e ne erano ben consapevoli anche quando hanno deciso di alzare l’offerta finale soffiando l’appalto ai candidati rivali. Risultato: nessun impianto (enorme il danno in termini di mancati profitti derivati da uno stadio di proprietà, nonché di immagine), probabile penale a danno del Milan (sembra il minimo) e l’ira dei cugini interisti, che dopo aver scelto di rimanere a San Siro, complice appunto il progetto del nuovo stadio del Milan, avevano già stanziato 40 milioni di euro per il restyling dell’impianto in vista della Finale di Champions League. Buona riflessione a tutti.

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