Retroscena Eusebio: poteva essere dell'Inter nel 1966

Ero dell’ Inter, avevo 24 anni e la prospettiva di un’ esperienza in Italia mi affascinava e mi onorava. Mi recai a Milano con mia moglie per incontrare Angelo Moratti e firmare un contratto triennale. Il prezzo? Cinquecento milioni, mi pare. Metà al Benfica e metà a me. Ero raggiante, stavo per coronare un sogno. Ma a gelare la mia gioia pensò la Federcalcio italiana, che decise di sbarrare le frontiere, conseguenza della sconfitta azzurra al Mondiale inglese. Maledissi i nordcoreani, strappai il contratto e rimasi al Benfica”: questo le parole di Eusebio, simbolo del Benfica, durante un’intervista rilasciata nel 2004.

Anche se proveniva dall’ Africa, per un decennio ha rappresentato la risposta europea a Pelé. Aveva lo stesso colore di pelle, con la stessa triste infanzia trascorsa e gli stessi inizi del calcio a piedi scalzi. Stessa dimestichezza con il gol: oltre mille le reti segnate dal brasiliano, più di 700 quelle attribuite a lui. Eusebio è rimasto legato al Benfica per 15 stagioni, con lo stesso numero di Pelé, il 10. A distinguerli però c’ erano i soprannomi. Pelé era la perla negra, mentre Eusebio era la pantera nera, in onore alle sue movenze feline.

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Eusebio, al Benfica dal 1960 al 1975: 317 le reti segnate in 301 presenze

Fisico poderoso ma grande agilità, il sinistro migliore del destro, un dribbling irresistibile, un tiro secco e preciso, un’ acrobatica abilità nel gioco di testa e una consolidata infallibilità dal dischetto del rigore tanto da colpire subito Ugo Amoretti, allora portiere della Juventus che si trovava in Mozambico per lavoro e segnalò Eusebio al club bianconero, che però era perplesso. Il Benfica non perde tempo e nel ’58 convince Eusebio a trasferirsi a Lisbona, dove il ragazzo viene aggregato al settore giovanile. Il debutto in prima squadra a 19 anni. Comincia così il lungo e raggiante matrimonio tra la pantera nera e la più popolare squadra portoghese, che nel ’62 conquista la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva proprio grazie a Eusebio, che sigla due gol nella finale di Amsterdam contro il Real MadridDieci titoli e cinque Coppe sono il bottino in Portogallo del Benfica di Eusebio, che l’Europa consacra nel ’65 con l’ assegnazione del Pallone d’Oro, preferendolo proprio a Facchetti.

Il capolavoro di Eusebio arriva nei quarti di finale del Mondiale ’66, quando il Portogallo affronta a Liverpool la sorprendente Corea del Nord, che quattro giorni prima ha straordinariamente eliminato l’Italia, mentre i lusitani si sono sbarazzati del Brasile, privo però di Pelé. La partita è clamorosamente in salita per i portoghesi. Palla al centro e gli asiatici sono già in vantaggio. Un gol al primo minuto, un altro al 22′ , il terzo al 24′ . Una successione incredibile. La Corea del Nord pare di nuovo avviata verso un’ altra sensazionale impresa dopo quella dell’eliminazione alla nazionale azzurra. A quel punto comincia però lo show di Eusebio, che anche in nazionale gioca spostato a sinistra. Quattro gol, due per tempo, capovolgono il punteggio. Wembley, però, è ancora fatale al portoghese d’Africa, il cui gol su rigore in semifinale non basta a rimontare la doppietta di Bobby Charlton, che proietta l’Inghilterra verso il titolo mondiale. Al Portogallo resta la consolazione del terzo posto, strappato all’ Urss, miglior piazzamento nella storia del calcio lusitano. Eusebio segna ancora dal dischetto: è il suo nono gol nel torneo, che gli consegna il titolo di capocannoniere mondiale.

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Eusebio realizzò 41 reti in 64 partite con la maglia del Portogallo

Le sue imprese in Inghilterra hanno sbalordito il mondo e colpiscono la fantasia di Angelo Moratti, che è sul punto di portare Eusebio all’Inter, dopo aver tentato invano di acquistare Pelé, ma la chiusura delle frontiere costringe l’asso portoghese ad altre nove stagioni nella squadra di Lisbona, scandite da sei infortuni al ginocchio sinistro e da altrettante operazioni. Il calcio di oggi non piaceva a Eusebio: “È tutta colpa degli allenatori, che pensano soltanto alla difesa e al pressing, anziché insegnare la tecnica e il dribbling. Il gioco atletico esisteva già ai miei tempi, però c’era più spazio per la fantasia. Adesso non è più così. Da anni sogno invano di ammirare un attaccante che parte dalla propria area e, pallone al piede, arriva a segnare, dopo aver attraversato tutto il campo. Lo facevano Pelé e Rivera, lo facevano Cruijff e Charlton, lo facevamo Mazzola e il sottoscritto, l’ ultimo a farlo è stato Maradona. Il calcio dovrebbe essere divertimento e io non riesco più a divertirmi.” 

Il campione si è spento a 71 anni in seguito ad una grave crisi cardiaca. Realizzò oltre 730 reti, la maggior parte delle quali con la maglia del Benfica, la squadra di Lisbona che contribuì a rendere grande guidando il suo attacco dal 1960 al 1975.

Sandro Mazzola ha così ricordato il campione portoghese: “Eusebio lo rivedo sempre quasi in lacrime dopo la finale di Coppa Campioni ’65 vinta dall’Inter sul Benfica a San Siro. Lui e i suoi compagni non volevano lasciare il campo, guardavano la gente lasciare gli spalti, mentre noi festeggiavamo. Era un attaccante completo, forte di fisico, grande tecnica, intelligente. Sapeva fare tutto ed è stato uno dei più grandi, In più era anche molto simpatico. L’ho incontrato sia con l’Inter, sia con la nazionale e mi ha fatto sempre grande impressione. Una volta abbiamo giocato insieme e ho capito ancora di più di lui: per i 70 anni di Zamora facevamo parte di una selezione Resto d’Europa contro la Spagna, dove io ero centravanti e lui ala. Io avevo studiato un movimento per superare la difesa in linea degli iberici, ma nell’applicarlo mi resi conto che Eusebio non lo sapeva; come per incanto, ritrovai il pallone davanti a me, lui aveva capito tutto anche senza parlare. Era davvero un grande.”

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Sandro Mazzola, avversario di Eusebio durante la sua carriera

“Eusebio è una delle grandi figure del Portogallo, come Amalia Rodrigues era una grande figura del nostro Paese. Sappiamo bene cosa significhi per il Portogallo e per il calcio portoghese”: così José Mourinho ricorda Eusebio. Parlando all’emittente RTP, lo Special One ha definito Eusebio “un punto di riferimento per valori, principi e sentimenti. Lascia un vuoto enorme, lui apparteneva ad un’altra generazione. Se si provasse a fare un paragone con il calcio attuale, lui sarebbe al livello dei migliori in assoluto. Se oggi avesse 20 o 30 anni, sarebbe qualcosa di meraviglioso.”