Cala il sipario sulla Serie A 2015/16 del Milan e con la sconfitta di ieri sera contro la Roma, lo scenario è sempre più buio. Il bilancio di fine stagione è di quelli che lasciano l’amaro in bocca: un settimo posto in classifica decisamente deludente.

57 punti raccolti, appena 5 in più rispetto al 2015, ma a fronte di una campagna acquisti che aveva portato la società e investire cifre cospicue su giocatori che a oggi si sono dimostrati non all’altezza. Colpa della squadra? Dell’allenatore? Della società? Un mix di decisioni a livello dirigenziale che si è dimostrato fallimentare e che non fa altro che accrescere i rimpianti.

Un quadro dai toni molto scuri che potrebbe vedere un po’ di luce esclusivamente nella finale di Tim Cup Brocchi_milan_2sabato prossimo. Battere la Juve attualmente sembra un miraggio e tanti sono i dubbi su quale formazione scenderà in campo. La partita di ieri doveva essere una sorta di test, o almeno così sperava Brocchi, il quale ha dichiarato che «La squadra non ha messo nulla in campo, non c’è stato un minimo di reazione o cattiveria». Una prova generale dunque che non è andata a buon fine, una tattica confusa e una performance imbarazzante.

Il tecnico rossonero si assume la responsabilità di quanto accaduto sul campo di San Siro e ci mette la faccia, riservandosi comunque di tirare le conclusioni dopo la finale di Coppa Italia. «Ho capito tanto e non solo di chi ha giocato. Sta a me capire su chi poter contare e su chi no. Ci sono molti ragazzi che ci tengono, con le parole e con i fatti, la speranza è di arrivare con un numero più alto di giocatori alla fine con il veleno che si usa per disputare una finale. Se dovessero essere fatte altre scelte ringrazierò comunque chi mi ha dato la possibilità di fare questa esperienza».

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