Ultime Notizie Milan- Parla Ignazio Abate da Chicago. Il più longevo dei rossoneri rilascia un’intervista alla Gazzetta dello Sport di stamane. Dopo 184 presenze in rossonero, spalmate in nove stagioni più cinque di settore giovanile possiamo dire con certezza che Abate ha la maglia del Milan cucita addosso. Il classe 1986 parla a tutto tondo della società, toccando anche la tematica della cessione del club.

 

Di seguito riportiamo alcuni punti dell’intervista di Abate alla Gazzetta dello Sport:


 
Con l’addio di Abbiati lei è diventato il rossonero più longevo: la cosa per caso la fa sentire vecchio?

“Non scherziamo, assolutamente no. Sto bene, è solo che mi sento stranito perché non ho più nessuno dei vecchi compagni nello spogliatoio. Fa un certo effetto”.

 

Nostalgia canaglia, eh…
“Voglio dire che quando sei in un gruppo vincente diventa tutto più semplice. Ma occorre saper voltare pagina e pensare all’unica strada possibile: sacrificio, lavoro e umiltà”.

 

In Italia c’è chi fa mercato e chi no come il Milan, bloccato dalle vicende societarie. “Questo per noi non deve essere un alibi: negli ultimi anni ce ne sono stati anche troppi. Per il resto, attendiamo gli sviluppi, perché non si capisce se Berlusconi alla fine venderà. Mi spiace solo per Galliani, che purtroppo ora ha le mani legate sul mercato. Vorrei però dire che se il club sarà ceduto, i nuovi proprietari dovranno fare estrema chiarezza sugli obbiettivi e indicare subito le strategie”.  

 

Ma qualcosa ci dice che lei preferirebbe restasse Berlusconi.                                       “Ovviamente si. Io sono nato con lui e Galliani, Chissà che magari alla fine non vende, ha mille risorse ed è abituato a stupirci. Se il Milan finisse davvero in mani cinesi, sarebbe qualcosa di epocale. In un modo o nell’altro comunque occorre che venga presa una decisione, è troppo che siamo in ballo. E in stallo”.

 

Berlusconi ama l’idea del Milan italiano di cui lei sarebbe il capostipite.                     “Mi ci sono sempre ritrovato in questa filosofia. E’ importante avere uno zoccolo duro di italiani, è di vitale importanza per senso di appartenenza, riprendere i valori del passato e trasmetterli ai più giovani. In Italia i calciatori italiani hanno più pressioni, vivono la professione in maniera maniacale, mentre gli stranieri, per loro cultura, di meno. Qui non è come in Inghilterra dove vanno a bere dopo le partite. E io dico che in campo si sbaglia, ma fuori non puoi sbagliare. Mi guardo intorno e vedo che al Milan c’è un gruppo di italiani solido da cui ripartire”.

 

 LEGGI ANCHE: