Vendita Milan, nuovi dubbi per Berlusconi?

Berlusconi qualche ora fa ha frettolosamente smentito le ultime indiscrezioni che lo volevano intento a trattare in gran segreto con Richard Lee e l’impressione è che alla fine l’accordo con Bee Taechaubol potrebbe essere raggiunto senza grossi grattacapi. Tuttavia, come emerso dall’edizione odierna del Sole 24 Ore, nuovi dubbi starebbero tormentando l’ex Premier, i quali si aggiungerebbero al dubbio amletico principale: vendere o non vendere il Milan? In primo luogo, al di là delle dichiarazioni di facciata, Berlusconi non sembrerebbe ancora pienamente convinto di voler vendere a Bee Taechaubol. Con ogni probabilità, secondo il noto quotidiano finanziario, questo sarebbe il motivo per il quale Berlusconi avrebbe offerto al broker solo una minoranza delle azioni.

Molti altri dubbi riguarderebbero però la cordata capitanata da Bee Taechaubol: il problema non sarebbero i 500 milioni di euro, che Fininvest ha verificato e accertato, bensì il gruppo di investitori che spalleggia il broker nell’operazione. Come detto Mr. Bee è affiancato da Abu Dhabi ADB Securities e China Citic Bank che di mestiere fanno i prestatori di denaro. Questo implica che per ora non ci sono sceicchi o magnati cinesi di turno a sostenere l’affare, a meno che non sbuchino altri investitori sulla scena.

L’unica soluzione sensata sarebbe la paventata ipotesi di quotare il Milan nella borsa cinese, operazione questa ribattezzata con il nickname “progetto Apollo” dallo stesso Bee Taechaubol. Ma sorgerebbero ulteriori dubbi anche qui: l’opzione della borsa avrebbe senso per un club con uno stadio di proprietà e avente proventi propri, ma a parte il merchandising del proprio brand la società rossonera non possiede nessuno di questi elementi, ai quali va aggiunta la mancata partecipazione alle coppe europee. Ergo l’azionariato funzionerebbe solo per gli azionisti-tifosi, opzione questa un po’ azzardata nell’epoca della crisi globale.

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