AC Milan, il marchio non conosce crisi in Oriente

L’Oriente, dal punto di vista di qualsiasi paese ne faccia parte, non disdegna in alcun modo l’accostamento del nero al rosso. L’intrigo internazionale, che coinvolge in prima persona gente del calibro di Mr. Pink e Mr. Bee Taechaubol nelle trattative economiche per l’acquisto del Milan, fa pensare una sola cosa: in Asia, soldi liquidi e rubinetti aperti. Nonostante la crisi della squadra di Berlusconi, ad Est non resistono al fascino dell’era degli anni Ottanta e Novanta, quando i diavoli si presentarono ben quattro volte a Tokyo per disputare la Coppa Intercontinentale.

Il Giappone, difatti, è una delle roccaforti rossonere più salde, agguerrita maggiormente dall’arrivo di Honda. Dallo sbarco del trequartista a Milanello nel gennaio 2014, i diavoli, oltre agli accordi con gli sponsor Fujitsu e Toyo, hanno sottoscritto un contratto con la società pubblicitaria Dentsu. Al di là della crisi, il Milan detiene la leadership del campo commerciale in Italia, dichiarando introiti per circa 80 milioni di euro per ogni stagione. La tattica, ora come ora, è di agganciare contatti con gli sponsor regionali, e in Asia v’è un immane desiderio di visibilità.

A questo, inoltre, si aggiunge il progetto firmato Barbara Berlusconi di esportare Casa Milan, la sede-ristorante-museo inaugurata dieci mesi fa. Negli ultimi tempi, ben venticinque imprenditori nipponici si sono fatti sotto, e nei piani c’è la riproduzione del modello in Cina.

Leggi anche: