Accordo Moratti-Thohir, Inter venduta: è la fine di un'epoca

E’ la fine di un’era,  al di là di quelle che saranno le mansioni che la famiglia Moratti continuerà a svolgere, dopo la conclusione degli accordi di cessione del 70% a Erick Thohir, in questa seconda azienda di famiglia, l’Inter appunto, dopo la Saras. Partì tutto il 18 Febbrario 1995, era un Sabato d’inverno e per Massimo Moratti fu il primo giorno, anche se non ancora ufficiale, da patron nerazzurro, a sancirlo, una stretta di mano con Ernesto Pellegrini e un abbraccio con l’avvocato Peppino Prisco. L’Inter quindi, passò da un milanese a un milanese ma, la storia non si è ripetuta perché, 18 anni, sette mesi e un giorno dopo, in un pomeriggio di tarda estate a Parigi, Moratti lascia la sua Inter ad Erick Thohir, magnate dell’editoria e della televisione indonesiana nonché proprietario di maggioranza della squadra di calcio dei D.C. United e per il 15% di quella di basket dei Philadelphia 76ers. Per tanti è una cessione dolorosa, dove la ragione comprende ma il cuore no.

Sono stati tanti i milioni spesi da Moratti, ma l’ormai ex numero uno nerazzurro è stato ripagato con la vittoria di 16 trofei in 18 anni di presidenza. Una Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Coppa Uefa, cinque scudetti (consecutivi), quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe Italiane, concentrando l’attivismo vincente nel periodo 2005-2011, lanciato da Roberto Mancini, perfezionato dal mito di José Mourinho col triplete, concluso con la Coppa Italia di Leonardo. Tutto sommato, l’era Moratti è stata appagante, piena di depressioni e successi, grandissimi campioni e qualche bidone,  allenatori vincenti e perdenti, passando quindi da Ronaldo a Quaresma, da Mourinho a Stramaccioni. C’è stato il 5 maggio 2002 e il triplete, passando infine dal processo Calciopoli.

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Moratti non ha mai fatto mancare niente ai tifosi interisti,  tra sogni riposti nel cassetto, come quello di acquistare Lionel Messi e concrete realtà come quella del 1997 quando strappò Ronaldo al Barcellona, o ancora, quando ha convinto Marcello Lippi a lasciare la Juventus. Il capolavoro è stato fatto sicuramente nel periodo che va dal 2005 al 2011 dove ha saputo costruire uno squadrone che ha concesso a Moratti di vincere e stravincere tutto, con la perizia di due allenatori carichi e vincenti come il Mancio e Josè Mourinho e poi reinventando Leonardo allenatore. Ogni tifoso interista dovrà sentirsi in debito con Moratti, perché, ha gioito e  ha sofferto come un tifoso vero, mostrando attaccamento autentico verso i colori nerazzurri, regalando momenti irripetibili come il magico triplete. Magari un giorno, nella memoria dei tifosi interisti e nella storia del calcio italiano, dopo la Grande Inter di papà Angelo Moratti, ci sarà la Grande Inter del Triplete di Massimo Moratti.

La storia d’amore tra Moratti e l’Inter fa pensare che nel calcio esiste ancora l’amore per una maglia, per uno stemma, per dei colori, per una storia ma, nell’era della globalizzazione, come scritto da Andrea Monti su La Gazzetta dello Sport, “è la fine di un mondo, non la fine del mondo.”

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