Alessio Cerci e il Milan, destini paralleli di una crisi

Le strade di Alessio Cerci e del Milan sono, a quanto pare, talmente simili da confondersi. L’affanno nella ricerca di una riscossa, di cambi di rotta e successive conferme, sembra perseguitare entrambi in un periodo che si può ormai definire tragico. È vero che la vittoria interna con il Cagliari ha portato una ventata di aria fresca che ha spazzato via una nuova settimana di malumori, già forti come mai negli ultimi anni a San Siro. La presa di posizione dei ragazzi della Curva Sud e quella di Filippo Inzaghi, che ha lasciato Cerci fuori dalla lista titolari, non aiutano il Milan e la sua Ala ad allontanare i dolori e i dubbi di questo girone di ritorno.

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Una carriera difficile quella di Alessio Cerci: le critiche di Roma, la particolare situazione di Firenze quando vestì la casacca viola. Due stagioni da incorniciare, Pisa e Torino, dove ha sempre trovato al timone della squadra Mister Ventura. La cura del “mago” di Torino lo rivitalizzò fino a consacrarlo addirittura meno di un anno fa. Un’altalena pericolosa che lo ha portato al centro di critiche e sulla cresta dell’onda del successo. Il rigore sbagliato all’ultimo minuto dello scorso campionato, rivelatosi poi ininfluente ai fini della corsa europea, non gli spezzò le ali. Calciomercato estivo e via in Liga, alla corte madrilena di Simeone, supportato anche dalle parole della fidanzata: “Adesso gioca nel calcio che conta”. Una stoccata all’Italia che usciva con le ossa rotte dal mondiale, alle prese con la forte crisi economica e che vedeva un altro talento tradire la propria bandiera e sposare subito la tradizione del calcio spagnolo.

Doveva essere la definitiva consacrazione del suo immenso talento, ma qualcosa lo blocca. Lontano da Ventura le sue ali tornano ad arrugginirsi, gioca poco, segna ancora meno. Girano video su di lui che si allena in modo quasi svogliato, che inciampa goffamente su un ostacolo, che sembra proprio voler lasciare quel calcio che conta e tornare a casa sua, dove pochi mesi prima gonfiava la rete con giocate pazzesche. E così ecco Galliani che si muove a gennaio, brucia l’Inter nel derby di mercato e porta alla Milano rossonera un giocatore dalle sicure potenzialità, ma in netta difficoltà. Proprio come il suo Milan che non lo aiuta, anzi, si sommano immediatamente queste difficoltà alle sue ed ecco che vien costretto più volte a sedersi in panca, ad entrare negli ultimi minuti e a non riuscire quasi mai a fare la differenza. Però per lui il tempo delle scuse e degli alibi è finito.

Alessio Cerci non è più un giocatore giovanissimo, come a Roma dove i fischi irrompevano nelle sue orecchie e “papà” Ventura stavolta non può rimetterlo sulla rampa di decollo. Da Torino le parole di conforto nei suoi confronti si sprecano: Il Milan aiuti Cerci” dichiarò a suo tempo il Mister del miracolo granata. Il suo ex presidente Cairo, invece, è di un altro avviso: “È solo colpa sua, probabilmente si è allenato male questa estate”. Adesso Cerci scalda la panchina e si sente tradito dal Milan. D’altro canto, anche la società milanese si sente tradita da lui. Due destini paralleli, appunto, che ancora non si incrociano e non si incastrano. Una cosa è certa, San Siro si sente tradito da tutti. Insert coin, Alessio!

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