Andrea Previati, il sogno americano di un giovane calciatore

CalcioNow.it ha intervistato in esclusiva, e in collaborazione con Calciomercato-Milan.it, per i suoi lettori una giovane promessa del calcio italiano: Andrea Previati. Milanese di nascita, americano d’adozione, Andrea è un calciatore di venti anni che, un anno fa circa, è riuscito ad aggiudicarsi la borsa di studio offerta dalla St. John’s University. Scelto tra 4.000, divenuti poi 50, Andrea Previati è volato negli USA dove veste la maglia della St. John’s, squadra che milita in NCAA, e studia Economia e Business. Nel cassetto non solo il sogno di poter affermarsi come calciatore professionista, ma anche la laurea e il Milan. Il cuore rossonero batte sin dalla più tenera età e, tra vittorie, trofei e qualche delusione, la passione per il Milan continua ad accompagnarlo anche negli USA.

Nell’intervista rilasciata ai microfoni di CalcioNow.it e Calciomercato-Milan.it, Andrea Previati racconta di sé, delle sue passioni e del calcio americano. Non resta dunque che augurarvi una buona lettura.

Andrea e il calcio, com’è iniziato tutto?

Durante un Campus estivo, avevo sei anni, andai a giocare a calcio al Ciocco e Beppe Signori, giocatore del Bologna, ci fece da allenatore. Fu lui, concluso il Campus, a sottolineare le mie importanti qualità ai miei genitori e a invitarli a iscrivermi in una scuola calcio. L’anno successivo, avevo circa sei anni e mezzo, sono andato a giocare al Cimiano Galassia Milan che ai tempi rappresentava il primo vivaio del Milan. Trascorsi lì sette anni per poi trasferirmi alla Masseroni dove fui allenato dai mister Maurizio Ganz, Stefano Nava e Antonio Cincotta, attuale allenatore della squadra femminile del Milan. L’ultimo anno ebbi come allenatore Stefano Eranio che è stato per me il miglior coach di sempre. L’ultimo anno di superiori sono andato a Verbano dove ho avuto la possibilità di svolgere degli allenamenti con la Serie D e giocare da capitano gli Juniores nazionali.

Scelto tra 50, una bella soddisfazione: cosa ricordi di quella giornata? Sensazioni ed emozioni

Il sito yourfootball.it mi ha dato questa opportunità grazie a Matteo Cioffi, fondatore del sito, e Bernardo Corradi. Nella prima selezione eravamo in 4.000, di questi ne sono rimasti 50. Trovarmi in finale tra i 50 per me è stata una grande emozione perché potevo giocarmi la mia chance davanti ai coach americani venuti per osservare noi ragazzi e per assegnare questa borsa di studio a qualcuno che consideravano valido. C’era anche un po’ di tensione, perché un’occasione del genere capita forse una volta nella vita, e molta sicurezza e voglia di far bene perché ci credevo e lo volevo veramente. Al termine del provino il coach della St. John’s ha chiamato 4 ragazzi, me compreso. Agli altri ragazzi era stato detto che la St. John’s avrebbe continuato a monitorarli, a me che ero l’assegnatario della borsa di studio e che volevano iniziare le pratiche per il trasferimento.

Lasciare Italia, famiglia e amici a diciannove anni per trasferirsi negli USA. Scelta difficile. Chi ti ha aiutato?

È stata una scelta veramente difficile ed è stata mia mamma a spingermi e supportarmi. Era il momento in cui, finite le superiori, ero impegnato nella maturità scientifica e non sapevo ancora bene cosa fare. C’era l’università, avevo già fatto il test alla Bocconi ed ero stato preso, e c’era il calcio che rimaneva ‘il sogno’ e non sapevo se con l’università avrei avuto il tempo per coltivarlo. Mia mamma mi ha fatto capire che c’era anche questa possibilità di andare in America, io l’ho colta al volo. Sono poche le opportunità, e forse sono stato l’unico ad averla in Italia, di andare a studiare in America e non potevo sprecarla. È stata per me una bella scelta, ma anche difficile perché, oltre a famiglia e amici, lasciavo pure la mia ragazza in Italia, andavo in un altro continente dove mi sarei trovato da solo e con una lingua che non era l’italiano. Era sicuramente difficile, ma portavo con me tutto l’impegno e la voglia di far bene e così è stato.

Il primo impatto con gli USA

L’America è un altro mondo. L’università è un Campus con strutture straordinarie, lo stadio è vicino alle classi, i campi d’allenamento e gli spogliatoi sembrano quelli della Serie A. L’impatto incredibile, ma non semplice, soprattutto il primo mese, perché non conosci nessuno, la lingua non è la tua e l’ambiente è del tutto nuovo. Quello che consiglio sempre io è stingere i denti il primo mese, superato quello il resto sarà bellissimo.

Andrea Previati

A quale calciatore ti ispiri?

Qualche anno fa avevo come idolo Kakà e mi ispiravo a Shevchenko nel periodo in cui giocavo come attaccante. Adesso mi piacerebbe assomigliare a capitan Montolivo e a Poli. Sono centrocampisti tecnici, corrono molto e hanno grinta. Sono abbastanza concreti.

Presto farà il suo debutto in MLS Sebastian Giovinco: scelta giusta per rilanciarsi?

Penso assolutamente di si. Io stimo molto Giovinco perché, essendo anche io un ragazzo dalla statura non altissima, ho a cuore tutti questi giocatori. Credo che Giovinco abbia un’opportunità importante innanzitutto perché, come sappiamo, ha un contratto incredibile e soprattutto perché, e credo che lui lo sappia benissimo, l’MLS è un campionato in forte crescita. Stanno investendo molto in questo campionato, troverà di certo giocatori di livello e può sicuramente far bene e rimanere all’interno di un giro importante di calciatori. L’America, come molti dicono, non distruggerà Giovinco, ma potrà essere la possibilità per lui di rilanciarsi.

In Italia si investe molto sui calciatori stranieri e poco sugli italiani che, quindi, si trasferiscono altrove.

Penso che, se in Italia non c’è la possibilità e si ha l’opportunità di andare all’estero, sia giusto provarci. Sono giocatori di fama e di grande qualità e ci sono campionati che possono offrire loro spazi che qui in Italia non riescono a trovare. Anche se non capisco perché in Italia non si punti tanto sugli italiani che, io penso, posseggono grosse qualità. Dal punto di vista del Settore Giovanile penso che in Italia i ragazzi della mia età devono scegliere se provare a diventare professionisti nel calcio o continuare gli studi; in America, invece, è possibile continuare a giocare a importanti livelli e arrivare al campionato professionista senza trascurare gli studi e laureandosi. Ad esempio, il capitano della mia squadra di calcio, la St. John’s, a 24 anni si è laureato e adesso avrà un contratto in MLS.

Il Milan che ruolo ha avuto e ha nella tua vita?

È la mia squadra del cuore sin da quando ero piccolo. Se mi dovessero chiedere in quale squadra vorrei giocare non esiste Real Madrid o Chelsea, c’è solo il Milan. Seguo i rossoneri anche negli USA e come me lo seguono molti amici. Per i ragazzi che giocano alla St. John’s il Milan è un esempio e io sono orgoglioso di questo.

È un periodo non semplice per il Milan. Da tifoso cosa ti auguri e dove può arrivare la squadra di Inzaghi?

Credo che la rosa del Milan sia molto competitiva, bisogna solo ritrovare lo spirito milanista. Abbiamo una buona squadra e dobbiamo solo tornare ad essere più uniti e ritrovare il gioco. L’Italia ha bisogno che il Milan torni ad essere competitiva anche in Champions League per risollevare la reputazione del calcio italiano.

Gli obiettivi e i progetti di Andrea

Vorrei far bene in NCAA, il campionato gioco in America, e nel corso di quattro anni arrivare nelle finali NCAA. Dal punto di vista scolastico, voglio ottenere la laurea in Economia e Business che mi garantirebbe una maggiore sicurezza. Per il futuro vorrei continuare con il calcio a livello professionistico o comunque continuare a lavorare nel mondo dello sport, magari come dirigente.