Andrea Previati, la storia del giovane tifoso milanista nel calcio degli Stati Uniti

Andrea Previati, giovane talento del calcio italiano, ha raccontato ai microfoni di Calciomercato-Milan.it e CalcioNow.it la sua nuova vita in America. Vinta la borsa di studio messa a disposizione dalla St. John’s University, Andrea Previati ha lasciato circa un anno fa l’Italia per in seguire il suo sogno e poter diventare, un giorno, calciatore professionista, magari indossando una maglia della nostra Serie A. Attualmente gioca con il St. John’s in NCAA, campionato americano; il ruolo è quello del centrocampista con caratteristiche simili a quelle di capitan Montolivo. Tra i progetti anche la laurea in Economia e Business e nel cuore il calcio e il Milan, squadra di cui è tifoso e che continua a seguire da oltre oceano. Segue il Diavolo da quando era bambino ed è certo che, con Inzaghi in panchina, la squadra rossonera possa presto trovare la via d’uscita a questa “crisi” ormai evidente.

Un’intervista tutta da leggere quella rilasciata da Andrea Previati che ripercorre, ai microfoni di Calciomercato-Milan.it e CalcioNow.it, le tappe fondamentali della sua vita calcistica che lo hanno portato in NCAA e  ci racconta il suo legame con il Milan e il suo pensiero su Pippo Inzaghi e sulla squadra rossonera.

Andrea e il calcio, com’è iniziato tutto?

È stata quasi una casualità. Avevo sei anni e, durante un Campus estivo, sono andato a giocare a calcio al Ciocco. Come allenatore avevamo Beppe Signori, giocatore del Bologna, e fu lui, al termine del Campus, a consigliare ai miei genitori di iscrivermi in una scuola calcio perché aveva visto in me ottime doti. L’anno dopo sono andato a giocare al Cimiano Galassia Milan, a quel tempo non essendoci una scuola calcio Milan era il primo vivaio rossonero per i bambini, e li ho trascorso circa sette anni. All’epoca giocavo come punta e, da tifoso milanista, sono orgoglioso di aver segnato una doppietta all’Inter in una partita che stavamo perdendo 2-0 e siamo riusciti a pareggiare; al ritorno abbiamo vinto 2-1 e io ho segnato il gol della vittoria. Quelle quando sei bambino sono delle belle soddisfazioni. Successivamente ho avuto il piacere di essere allenato nella Masseroni da mister Maurizio Ganz, mister Stefano Nava e Antonio Cincotta, attuale allenatore della squadra femminile del Milan. L’ultimo anno sono stato allenato da Stefano Eranio che, secondo il mio punto di vista, è stato il miglior coach di sempre. L’ultimo anno di superiori sono andato a Verbano e ho avuto modo di svolgere alcuni allenamenti con la Serie D e giocare da capitano gli Juniores nazionali.

Andrea Previati Milan Ladies
Andrea Previati con il coach Cincotta

Scelto tra 50, una bella soddisfazione: cosa ricordi di quella giornata? Sensazioni ed emozioni

Il sito yourfootball.it mi ha dato questa chance grazie a Matteo Cioffi, fondatore di questo sito, e Bernardo Corradi. All’inizio eravamo 4.000 ragazzi e, attraverso una prima selezione online in cui venivamo giudicati tramite un video che era un po’ come il nostro curriculum, siamo rimasti in 50. Trovarmi in finale per me è stata una grande emozione perché potevo giocarmi le mie carte e poi avevo davanti a me i coach americani, venuti per osservare noi ragazzi e per vedere se questa borsa di studio l’avrebbero assegnata a qualcuno che consideravano valido. Da una parte c’era anche un po’ di tensione perché un’occasione del genere ti capita forse una volta nella vita. Nello stesso tempo ho avuto anche molta sicurezza e voglia di far bene perché ci credevo e lo volevo veramente. La partita è stata fantastica, ho giocato molto bene e alla fine della partita e del provino il coach della St. John’s ha chiamato 4 ragazzi, me compreso. Agli altri ragazzi era stato detto che sarebbero rimasti sotto la supervisione della St. John’s, a me era stato detto che volevano iniziare le pratiche per il trasferimento e la borsa di studio.

Lasciare Italia, famiglia e amici a diciannove anni per trasferirsi negli USA. Scelta difficile. Chi ti ha aiutato?

La scelta è stata super difficile ed è stata mia mamma a stimolarmi. È stata una scelta difficile perché dovevo lasciare in Italia non solo famiglia e amici, ma anche la mia ragazza. Inoltre andavo in un nuovo continente, dovevo vivere da solo e fare i conti con una lingua che non era l’italiano, con me portavo la voglia di far bene e tutto l’impegno necessario.

Il primo impatto con gli USA

Mi son trovato davvero in un altro mondo. L’università è un Campus con strutture incredibili, lo stadio è vicinissimo alle classi, i campi d’allenamento e gli spogliatoi sembrano quelli della Serie A. Da questo punto di vista è stato un impatto incredibile. Dall’altro lato non è stato facile. Soprattutto il primo mese e nonostante l’ambiente, hai delle difficoltà perché non conosci nessuno, perché non è la tua lingua e perché è tutto un ambiente nuovo, grande. Quello che però io dico sempre, a tutti i ragazzi che mi contattano sulla mia pagina facebook ad esempio, è che il primo mese bisogna stringere i denti, dopo diventa veramente l’esperienza più bella che si possa fare.

A quale calciatore ti ispiri?

Quando ero un po’ più piccolo il mio idolo era Kakà e amavo Shevchenko nel periodo in cui giocavo come punta. Adesso, se devo vedermi come possibile giocatore futuro, potrei o meglio vorrei assomigliare un po’ a capitan Montolivo piuttosto che a Poli. Sono centrocampisti tecnici, che corrono molto e grintosi in campo. Sono abbastanza concreti.

In Italia si investe molto sui calciatori stranieri e poco sugli italiani che, spesso, sono costretti ad andare all’estero.

Penso che, se in Italia non c’è la possibilità e si ha l’opportunità di andare all’estero, sia giusto provarci. Sono giocatori di fama e di grande qualità e ci sono campionati che possono offrire loro spazi che qui in Italia non riescono a trovare. Anche se non capisco perché in Italia non si punti tanto sugli italiani che, io penso, posseggono grosse qualità. Dal punto di vista del Settore Giovanile penso che un’opportunità come la mia ‘americana’ sia unica: i ragazzi che arrivano alla mia età in Italia devono decidere se provare a diventare professionisti nel calcio o continuare gli studi; in America, invece, hai la possibilità di continuare a giocare a importanti livelli e arrivare al campionato professionista con anche una laurea. 

Il Milan che ruolo ha avuto e ha nella tua vita?

È la mia squadra del cuore sin da quando ero piccolo, ‘ereditato’ dai miei genitori. Nel 1999 quando abbiamo vinto il campionato ero allo stadio, è stato il primo amore, l’ho sempre seguito, andando molto spesso allo stadio, e nella mia vita è sempre stato ‘il sogno’. Il Milan per me ha sempre rappresentato il massimo. Se mi dovessero chiedere qual è la squadra in cui vorrei giocare non esiste né Real Madrid, né Chelsea: c’è solo il Milan. Vedere San Siro così come la maglia del Diavolo è incredibile. Anche adesso, negli USA, lo seguo sempre e lo seguono molto anche diversi amici. I ragazzi che giocano alla St. John’s vedono il Milan sempre come un esempio e io sono orgoglioso di questo.

Andrea Previati e Gennaro Gattuso
Andrea Previati con Gennaro Gattuso

Tra gli obiettivi del Milan vi è quello di puntare sui giovani. Se i rossoneri decidessero di puntare su di te?

Se i rossoneri mi chiedessero un giorno di andare da loro, prenderei un volo e arriverei.

È un periodo non semplice per il Milan. Da tifoso cosa ti auguri e dove può arrivare la squadra di Inzaghi?

Credo che la rosa del Milan sia super competitiva, c’è solo bisogno di ritrovare quello che è lo spirito milanista. Noi siamo sempre stati una grande squadra e oggi continuiamo ad avere dei buoni calciatori. Abbiamo solo bisogno di essere un po’ più uniti e ritrovare il gioco. Anche se siamo un po’ distanti, penso che il Milan debba, ed è nel DNA Milan, puntare a conquistare la Champions League, considerando che il prossimo anno ci sarà la finale a San Siro. C’è bisogno che il Milan torni tra le grandi non solo in Italia ma anche in Europa, perché il calcio italiano, per risollevare la propria reputazione, ha bisogno del Milan ad alto livello e in Champions League.

Qual è il tuo pensiero su Inzaghi allenatore?

L’ho visto sempre fare bene. Abbiamo avuto un po’ di sfortuna, ma lui ha sempre cercato di schierare in campo la miglior formazione possibile e non ha mai avuto grandissime colpe. In questo momento il Milan è un po’ bloccato psicologicamente, ha bisogno di trovare la svolta e Inzaghi, da grande bomeber e giocatore di passione qual era, può far ritrovare la voglia di vincere e può essere l’allenatore capace di conferire alla squadra quella carica e quella grinta necessarie. L’esonero? Assolutamente no. L’unico allenatore che prenderei al posto di Inzaghi è Carlo Ancelotti, ma SuperPippo è un ottimo allenatore.

Gli obiettivi e i progetti di Andrea

Vorrei fare molto bene nel campionato NCAA, che è il campionato in cui sto giocando in America, e nel corso di quattro anni sarebbe bellissimo arrivare nelle finali NCAA, molto seguite qui in America e grande vetrina per il calcio americano. Dal punto di vista scolastico, voglio ottenere la laurea in Economia e Business che è ciò che mi porterebbe maggiore sicurezza. Per il futuro vorrei continuare con il calcio a livello professionistico o, in alternativa, il mondo sportivo, dell’informazione e dello sport in generale sono la mia passione, magari lavorare come dirigente.