A due settimane dalla fine del calciomercato, le prospettive in casa Milan sono quelle di una rosa incompleta e incoerente. Siamo davanti all’ennesima sessione estiva di mercato ricca di contraddizioni?

Mentre si avvicina l’inizio agostano della serie A 2016/17, i tifosi del Milan si approcciano con diffusa rassegnazione alle ultime settimane di mercato e ai famigerati “giorni del Condor”, preparandosi con comprensibile diffidenza alle mosse del rapace più criticato del calciomercato italiano.

Attenuato appena il mal di testa dovuto alla situazione societaria, con un comunicato Fininvest che non sgombra il campo da molti interrogativi, un sano pragmatismo e un po’ di amor proprio inducono a concentrarsi sulla squadra che avrà a disposizione Montella, unica condivisa nota positiva del momento.  Che sia con le sponde di Gancikoff o di Fassone, la sensazione è che tutto sia ancora nelle mani del deus ex machina Galliani e che, come negli ultimi cinque anni, al di là dei valori assoluti la rosa sarà incompleta, illogica e persino incoerente. Incoerenza figlia di mancata programmazione e del perpetuo arrabattarsi sulle esigenze del momento, navigando nel mare delle occasioni fino ad arrivare a Sosa, capro espiatorio di una gestione sportiva ed economica troppe volte vicina all’implosione.

Qualcosa -va detto- è cambiato, se è vero che era dai tempi di Leonardo e Braida che non si registravano i risultati del tanto invocato scouting, con nomi nuovi quali Marko Pjaca, Gustavo Gomez e Rodrigo Bentancur. Il dato più preoccupante è lo sviluppo delle trattative, imbastite alla luce del sole e puntualmente smontate dallo strapotere economico juventino, con il solo difensore paraguaiano accolto in toni festosi rispetto ai parametri zero sfascia-bilancio impersonificati da Arbeloa. Per il resto, oltre ai trentenni Vangioni e Sosa, è da apprezzare lo sforzo per Lapadula, che però rischia di essere sommerso dalla sovrabbondanza offensiva di una rosa male assemblata.

La sovrabbondanza parte dal ruolo del portiere, con il prospetto Gabriel che rischia il sacrificio sull’altare del secondo portiere più caro del mondo –Diego Lopez- e prosegue con la batteria dei terzini, in cui è davvero difficile capire l’innesto di Vangioni a fronte dei vari De Sciglio, Abate, Calabria e Antonelli. Passando al reparto offensivo, la mancata cessione di Bacca ha fatto saltare i piani di Montella che, nel progetto iniziale di 4-3-3, ipotizzava Niang centravanti e chiedeva a gran voce un esterno di qualità (Cuadrado?). Invece si va verso una conformazione con tre prime punte per un posto -Bacca, Luiz Adriano e Lapadula- e Niang relegato sull’esterno, affiancato dall’acerbo Suso, l’inconsistente Honda e Bonaventura, da cui bisogna scucire l’abito più appropriato della mezzala.

Ed è proprio dal centrocampo che arrivano le note più dolenti, perché la società non ha fatto altro che allungare la lista dei tanti mestieranti in rosa, affusolando l’ennesimo Sosa –buon giocatore, nulla più- sulla tela dei vari Poli, Montolivo, Bertolacci, Mauri, Kucka e via dicendo. La società fa sapere che il nuovo obiettivo è un mediano difensivo da collocare davanti alla difesa, rigorosamente in prestito con diritto di riscatto, e allora diventa sempre più complicato trovare la bussola, se è vero che il ruolo è ricoperto da capitan Montolivo (rinnovo triennale) e dal promettente Locatelli.

E così le poche speranze arrivano dal tecnico, chiamato all’ingrato compito di trovare un bandolo all’ennesima matassa raffazzonata; che si abbia almeno il buon gusto di non propinarci che il Principito Sosa fosse in cima alla lista dei suoi desideri, come se Kroos, Eriksen, Modric o Rabiot sarebbero stati malvisti. Tant’è, non resta che aspettare le ultime due settimane di agonia -per i più pessimisti- oppure di aggrapparsi alle speranze riposte nei rumors relativi a Rodrigo Caio, la cosa più simile a Thiago Silva nell’universo verde-oro, purché non sia un’altra illusione dell’estate della rassegnazione.

Se non ci sono i soldi, basterebbero logica e progetto, anche perché i bilanci raccontano che sono gli unici ingredienti per non sperperare milioni e milioni restando fuori dall’Europa.

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