Che fine ha fatto Fabrizio Miccoli: dallo scandalo Mafia alla maglia del Lecce

Luci e ombre, croce e delizia, bene è male, per un motivo o per un altro Fabrizio Miccoli è tra gli attaccanti italiani più conosciuti a livello nazionale.

La sua carriera da professionista inizia nel Casarano dove in 57 presenze mette a segno 19 goal. Nel ’98 passerà alla Ternana e nel 2002 approderà alla Juventus. Qui non sarà mai amato del tutto dall’ambiente bianconero ed, infatti, verrà girato immediatamente in prestito al Perugia. Nel 2003, tornato alla Juventus, disputerà 25 partite e metterà a segno 8 goal.

Messo nuovamente sul mercato, sarà acquistato dalla Fiorentina. A fine stagione, grazie alle sue 12 reti, sarà capocannoniere dei viola, dando un aiuto non indifferente per la salvezza della squadra. Alla riapertura del calciomercato, però, Miccoli tornerà alla Juventus che, offrendo 2 milioni di euro (500.000 in più rispetto alla Fiorentina), lo comprerà alle buste.

Le due stagioni successive le passerà in Portogallo, tra le fila del Benfica. Nel 2007 c’è il ritorno in Italia. Acquistato dal Palermo, egli rimarrà in squadra sino al 2013, diventando il miglior marcatore e il calciatore con più presenze con la maglia dei rosanero.
Nel 2013 ci sarà il suo addio al Palermo e l’approdo al Lecce (militante in serie C1), la squadra del cuore di Fabrizio Miccoli.

Uscendo fuori dall’ambito sportivo, la storia di Fabrizio si fa più triste e cupa. Nel corso del 2013, infatti, ha subito una denuncia per estorsione e violazione di sistemi informatici.

La macchia più cupa, però, è dovuta al fango gettato sul compianto Giovanni Falcone. Durante una telefonata con il figlio di un noto boss palermitano, infatti, il calciatore non ha esitato a denigrare la figura del coraggioso giudice, vittima di un attentato mafioso.
A nulla sono servite le scuse pubbliche fatte per cercare di recuperare un minimo di credibilità, ormai il pasticcio era fatto.

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