Chiellini e la vita privata: le confessioni del difensore della Juve

E’ un Giorgio Chiellini a tutto tondo quello che si lascia intervistare da La Gazzetta dello Sport. Tanti i temi trattati, dalle prime aspirazioni professionali ai vizi, passando per il mondo del calcio che lo vede protagonista con la maglia della Juventus e della Nazionale Italiana e senza dimenticare il trascorso rossonero e la grande stima che nutre nei confronti di Paolo Maldini, storico capitano del Milan.

La passione per il calcio e le sue doti tecniche lo hanno portato a fare di questo sport la sua professione, ma, in realtà, Chiellini aveva un’altra aspirazione, ovvero quella di seguire le orme paterne e vestire il camice da chirurgo: “Dopo la scuola nella mia testa ero già calciatore, ma nel cuore avevo un altro sogno. Mi sono iscritto alla facoltà di economia e commercio, ma sarei voluto entrare in medicina: quanto mi sarebbe piaciuto fare il chirurgo come il babbo!” Il destino, però, gli ha disegnato un altro percorso e Chiellini lo ha percorso nel migliore dei modi: “Quando smetterò di giocare sarà troppo tardi per fare il medico e sarà naturale rimanere nel mondo del calcio che è comunque la mia vita”.

Ripercorre un po’ la storia e si sofferma sulla visita al campo di concentramento di Auschwitz che gli ha fatto ripercorrere gli orrori della seconda guerra mondiale e della dittatura nazista e fascista: “Ad Auschwitz mi sono tornati davanti gli occhi tutti quegli orrori e i volti dei bambini, i loro vestitini, le loro bambole. Uscito da lì non ho parlato per ore e non ho pensato ad altro per due giorni. Nulla è folle come le guerre”. La violenza e la prepotenza umana ha sconvolto la vita di milioni di individui e per tale ragione, aggiunge Chiellini: “Se avessi la macchina del tempo non mi fermerei mai a cavallo tra metà ‘800 e metà ‘900. Tornerei ai tempi dell’impero romano per vivere dall’interno una tale espansione o al tempo degli antichi greci per vivere al fianco di Paltone”.

Lasciata la macchina del tempo, si torna ai giorni d’oggi e al calcio. Da bambino Chiellini era un tifoso del Milan e, ora come allora, il difensore ha un solo idolo, Paolo Maldini: “Si è idoli non solo durante, ma anche dopo e Maldini rappresenta questo. Mi ha colpito ancor di più nel giorno in cui ha lasciato: sentire i fischi dei suoi tifosi è stato brutto, ma lui è stato bello anche quel giorno, a testa alta, come quando giocava. Io non so come sarà il mio addio, ma spero sia pulito come il suo”.

Infine fa una carrellata di pregi e difetti. Chiellini non beve, non fuma e non si droga, ma un vizio, come tutti del resto, ce l’ha: “Cambio smartphone continuamente, adesso anche più dei computer: prima diventavo matto per la Playstation, adesso sono malato per le nuove tecnologie”. Poi conclude: “Quattro anni fa ho comprato una Ferrari 458, ma quella più che vizio è uno sfizio: la sognavo da quando ero bambino”.

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