Crisi Milan, Maldini: “Deluso dalla società”

Maldini Milan Telelombardia

Questa per il Milan è una stagione da dimenticare. La squadra rossonera non ha ancora centrato nessun obiettivo stagionale e l’eliminazione dalle Coppe, in ultima la Champions League, l’undicesimo posto in campionato e la poca, o meglio nulla, continuità di risultati sono la testimonianza di una società allo sbaraglio. Deluso, amareggiato e arrabbiato più di tutti è Paolo Maldini, uomo simbolo di un Milan che adesso sembra sgretolarsi  ad ogni minimo tocco. L’ex stella rossonera ha espresso tra le pagine del quotidiano “La Gazzetta dello Sport” il suo pensiero sul Milan di quest’ultimo periodo.

Maldini non fa troppi giri di parole e in modo schietto e sincero individua il più grande errore del Milan nella mancanza di un progetto e nell’aver messo in primo piano non il calcio quanto bilanci e ragioni economiche: “Dentro di me c’è tanta rabbia e delusione perché stanno buttando quanto costruito in dieci anni. Non esiste un progetto: si devono comprare giocatori funzionali al gioco e non solo parametri zero”. Il primo errore, quello che Maldini proprio non perdona, è l’aver ceduto Andrea Pirlo semplicemente per un capriccio dell’allenatore (Allegri nello specifico): Se arriva l’allenatore e ti dice “Andrea è un giocatore finito, non mi serve più”, la  società dovrebbe controbattere: “Non è vero, Pirlo è un patrimonio del club e deve restare”. Così, magari, non avremmo fatto un favore alla Juventus”.

La colpa quindi è tutta della dirigenza che, tra le altre cose, aveva chiamato Maldini per ricoprire un posto nel settore sportivo, ma poi si è tirata indietro non facendogli sapere più nulla: “Il Milan è sotto strutturato sotto l’aspetto sportivo. Galliani è un grandissimo dirigente, ma non è in grado di capire i giocatori. Fa tutto lui e questo non è possibile. Barbara mi ha chiamato ma, dopo le divisioni delle competenze, non ho più sentito nessuno. Ero pronto a rivestire un ruolo nell’ambito sportivo, ma non c’è stato un seguito”.

Infine comprende Clarence Seedorf che, arrivato al Milan a gennaio e alla sua prima esperienza da allenatore, non può di certo fare miracoli: Clarence non ha colpe. Lui non può essere esperto, ha grande coraggio e personalità, ma neanche Guardiola potrebbe fare niente. Un tecnico esordiente deve essere supportato da una struttura molto forte per non bruciarsi. Anche Sacchi e Capello erano agli inizi ma potevano contare su grandi campioni”.

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