Curiosità, Tutti i Bidoni dell'Inter dal 2000 ad oggi

Quando si parla di calciomercato interista l’incubo di molti tifosi è vedersi appioppare qualche giocatore sconosciuto o quasi tale che puntualmente topperà durante la sua esperienza milanese. L’incubo diventa ancor più grande quando a fallire clamorosamente sono (pseudo) campioni giunti alla Pinetina con i grandi crismi del caso e che sulla carta avrebbero dovuto fare sfracelli in campo, ma alla fine hanno leso solo alle coronarie dei tifosi della Beneamata. Scavare nel passato è un’impresa ardua ma per non scontentare soprattutto i tifosi di più giovane memoria, abbiamo pensato bene di proporre una fantomatica formazione, con tanto di riserve, dei maggiori bidoni dell’Inter dal 2000 ad oggi.

In porta, immancabile Fabian Carini, estremo difensore uruguayano giunto alla Pinetina in uno scambio alla pari (qualcuno rabbrividisce ancora al solo ricordo) con Fabio Cannavaro, che due anni dopo avrebbe vinto il Pallone d’Oro. Ora è finito in Ecuador, al Deportivo Quito. La difesa si schiera con quattro uomini. A destra, Francesco Coco, sempre impiegato a sinistra nel Milan ma, dopo essere stato scambiato con Clarence Seedorf (uno capace di vincere appena 4 Champions League…), pareva dovesse fare sfracelli sulla destra nerazzurra. Gli unici ricordi positivi li ha lasciati nelle discoteche milanesi. Sulla fascia opposta lo slovacco Vratislav Gresko, che ha il singolare record di aver perso quasi da solo uno Scudetto già vinto dimenticandosi, il 5 maggio 2002, dell’unico laziale che aveva voglia di vincere quel match, Karel Poborsky. Al centro della difesa, la cerniera è idealmente composta dal francese Jeremie Brechet, un terzino sinistro adattato spesso come centrale, che nessuno ha mai voluto e che ora gioca in Ligue 1 nel Bordeaux, e dall’ivoriano Cyril Domoraud. Quest’ultimo è rimasto (qualcuno direbbe “per fortuna”) solo una stagione alla Pinetina, giusto il tempo per far apprezzare le proprie non-qualità tecniche. Fu scambiato con Helveg, ma il Milan ci vide lungo e dopo dieci giorni in rossonero lo sbolognò al Monaco.

Coco Inter

In mediana abbiamo scelto tanta gente dai piedi buoni, ma che in realtà non ha mostrato nemmeno un pizzico di quello che si aspettavano i tifosi al loro arrivo in Italia. Sulla corsia destra, il “pacco dei pacchi” degli anni Duemila: Ricardo Quaresma. Lo volle Mourinho ma lo Special One capì subito che non era cosa buona e giusta puntare su di lui. E’ finito negli Emirati Arabi Uniti: una parabola più che discendente. Sul lato sinistro spazio per l’olandese volante Andy Van der Meyde, cresciuto nel florido vivaio dell’Ajax ma che all’Inter ha fatto registrare solo tante delusioni. Ha finito anzitempo la sua carriera per problemi fisici a 32 anni. In mezzo al campo il brasiliano Vampeta, capace di far registrare solo otto presenze ufficiali in una sola stagione all’Inter (2000-2001) segnando un gol nella Supercoppa persa per 4-3 con la Lazio e scendendo una sola volta in campo durante il Campionato. Nel 2002 si laureò Campione del Mondo col Brasile. I misteri della vita. Accanto a lui, un argentino, quel Santiago Solari, inseguito per molte sessioni di mercato. Fu preso dal Real Madrid dei Galacticos coi quali nel 2002 vinse Champions e Coppa Intercontinentale. All’Inter rimase tre anni durante la gestione Mancini, segnò 4 gol (di cui uno, bellissimo, di tacco contro l’Udinese) ma in generale fu il nulla a contraddistinguere le sue prestazioni. Finì la carriera tornando in Sudamerica, ma nessuno lo ha rimpianto.

Ricardo Quaresma

In attacco altri due sudamericani. Il primo è l’uruguayano Antonio Pacheco, preso dal Penarol dove faceva sfracelli. Arrivò a Milano con la raccomandazione del Chino Recoba ma l’Inter gli diede il tempo di fare una sola apparizione per capire che non era affatto una buona idea affidarsi a lui. Lo mandò in giro per l’Europa, poi è tornato al Penarol, dove ha ripreso a fare gol a grappoli. Infine, Diego Forlan: arrivato per sostituire Eto’o passato all’Anzhi, aveva vinto tanto con United, Villareal e Atletico Madrid (anche una Supercoppa Europea nel 2010 contro l’Inter), ma a Milano non ha mai trovato il clima giusto per far bene. Alla prima occasione utile l’Inter lo ha mandato in Brasile, liberandosene per sempre.

In panchina, in questo fantastico Flop 11 interista, Frey (bruciato forse da un’Inter allo sbando), Gonzalo Sorondo e Cirillo in difesa, Pereira e Okan Buruk a centrocampo, Hakan Sukur e Ferrante in attacco. Giusto per non scontentare nessuno. In panchina non può non esserci Gianpiero Gasperini, l’unico allenatore capace di snaturare una squadra costruita per giocare a quattro in difesa e che lui voleva a tutti i costi impostare col 3-4-3. Durò pochissimo, ovviamente: a settembre era già silurato.

Inter Bidoni

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