Dai numeri al modulo: i 5 motivi per cui credere in Fernando Torres

E’ indubbiamente l’uomo del momento. Fernando Torres, nel bene e nel “male” (tra virgolette, poiché era prevedibile che non avrebbe avuto vita facile nel campionato italiano) è al centro della critica del mondo rossonero ma non solo. In questi giorni, dopo l’ennesima prova incolore dello spagnolo, facendo un giro sul web si possono vedere facili giudizi o sentenze su un calciatore che è da soli due mesi in Italia, passando anche per la voce di mercato che lo vuole allo Schalke 04.

Ma al di là di ogni discorso legato alle ultime gare di Fernando Torres, il Milan continua, come giusto che sia, a puntare sul Niño che di certo avrà modo di continuare a far gol, dopo la splendida rete all’esordio contro l’Empoli in campionato. Inzaghi lavora molto sull’aspetto mentale che vede lo spagnolo in difficoltà, seppur molto tranquillo e spensierato da quando arrivato a Milano, come dimostrano le sue foto sui social network. D’altronde non dimentichiamo che questa è la stagione dei grandi bomber a secco: da Higuain a Palacio, passando per Gomez e Klose, tutti bomber che chiunque vorrebbe in squadra ma che finora non hanno mai trovato la rete, a differenza di Torres che un gol l’ha segnato.

Ecco dunque i cinque motivi per cui i tifosi rossoneri possono continuare a credere nell’attaccante spagnolo.

  1. I NUMERI – E’ vero, i numeri e le statistiche non possono e non devono fare un calciatore che deve sempre puntare a migliorarsi. Ma parliamoci chiaro, un attaccante che ha vinto Mondiale ed Europeo con la nazionale, Champions, titoli inglesi e quant’altro, può mai aver dimenticato come segnare? E’ pur un dato oggettivo che le ultime stagioni al Chelsea lo hanno visto andare in rete poche volte rispetto alle annate precedenti con Atletico Madrid e Liverpool, ma un calciatore con tali doti tecniche in Italia non può che trovare pane per i suoi denti. Per chi lo critica, non dimentichiamo che con i Blues è sempre andato in doppia cifra (11-23-11), togliendo i primi sei mesi in cui andò a segno solo una volta.
  2. MOVIMENTI DA ATTACCANTE PURO – Non ha segnato contro il Verona (così come contro la Juventus o il Cesena o il Chievo), ma seppur a tratti giochi troppo lontano dalla porta, inutile negare che un giocatore come lui può dare grande profondità alla manovra e se anche non incisivo ancora sotto porta, libera degli spazi davvero invitanti per gli inserimenti. Scettici? Date un occhio alla rete di Honda contro l’Hellas e vedete i difensori avversari come puntano alla marcatura di Torres che entra in area piuttosto che al giapponese che poi realizzerà il raddoppio rossonero.
  3. AMBIENTAMENTO PREMIER-SERIE A DIFFICILE – Inutile negarlo, passare dalla Premier alla serie A non è cosa semplice e non si può chiedere un immediato ambientamento a chi ha vissuto più di cinque anni in un campionato come quello inglese. Due gli ultimi esempi di cui poter parlare, ma andando a ritroso, non solo al Milan, ce ne sarebbero tantissimi: pensiamo a Nigel De Jong che, seppur di ruolo diverso rispetto a Torres, nei primi mesi al Milan appariva spaesato e senza identità in mezzo al campo mentre ora è il riferimento centrale della squadra rossonera. Ultimo esempio, sicuramente eclatante: Carlos Tevez. Anche qui, giocatore diverso, più di movimento ma il suo ambientamento nel modo di gioco italiano ha richiesto qualche mese, seppur fin da subito abbia trovato la via del gol.
  4. INVESTIMENTO IMPORTANTE – Ancora di proprietà del Chelsea ma appare difficile che a fine stagione possa tornare ai Blues, e dunque prevedibile l’investimento del Milan che punterà all’acquisto del calciatore dal palmares importante, sempre nella speranza che sia decisivo anche in rossonero. Al di là delle cifre, non di nostra competenza, il Milan si arricchirà di un grande campione che non ha smarrito la sua identità e che, una volta trovata la rete con continuità potrebbe non fermarsi più in un campionato come la serie A.
  5. IL MODULO DI INZAGHI – L’attacco sembra essere il punto di forza delle squadre di Pippo Inzaghi. Come con la Primavera, anche in prima squadra Superpippo dà l’impronta decisa di un tridente offensivo che fa tutto: aiuta il resto della squadra, dà fantasia e che si basa su una punta centrale di movimento, il cosiddetto “falso nueve” come va di moda chiamarlo oggi. Menez ha fatto benissimo in quel ruolo, ma uno come Torres che sa saltare l’uomo e vedere la porta come pochi può essere letale. Se poi ai lati ci sono gli assist di Honda, El Shaarawy o Menez allora tutto diventerà più semplice…

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