Domenica Sportiva, tutti contro Conte: "E' arrogante e Capello ha ragione"

Antonio Conte è un mostro, o per lo meno, così sostengono a la “Domenica Sportiva“. A gran sorpresa (o forse no) il programma di intrattenimento domenicale si schiera contro la Juventus in una faccenda che con ogni probabilità ha trovato un eco maggiore rispetto a quella che è la sua sostanziale rilevanza: il duello a distanza Capello-Conte.

Ma andiamo per gradi, e cominciamo proprio dalla diatriba tra i due tecnici. Uno, plurititolato tecnico nativo di San Canzian d’Isonzo, può vantare la conquista di diversi tricolori alla guida di Milan, Roma e Juventus, squadra che ha abbandonato subito dopo il ciclone Calciopoli; l’altro, giovane (ma ormai non più emergente) mister nativo di Lecce, protagonista assoluto della nuova era Juventus, capace di risollevare le sorti di una società ai minimi storici dopo la bellezza (si fa per dire) di due settimi posti consecutivi, e riportarla sulla vetta più alta del calcio italiano.

Emerge subito dunque la prima, sostanziale differenza tra le personalità di questi due grandi allenatori: Capello non ci ha pensato due volte prima di abbandonare la “nave alla deriva“, Conte invece su quella nave ci è salito, ha messo le cose a posto e probabilmente continuerà ad esserne al timone per tanto tempo ancora. Perchè è proprio questa la caratteristica principale dello Special One del Salento, la grinta, il coraggio, la consapevolezza di essere l’icona dell’animo guerrigliero Juventino.

La seconda, evidente dissomiglianza tra questi due “guru” del pallone sta nell’impronta trasferita ai propri giocatori. La Juve di Capello era un’armata forte, piena zeppa di nomi altisonanti, rodoanti, rimbombanti, fragorosi, eppure orfana del bel gioco, indotta in diversi frangenti ad affidarsi ai lampi di genio dei suoi campioni e costretta ad uscire dall’Europa da avversarie che sulla carta sembravano lontane anni luce. La Juve di Conte è diversa, i nomi stratosferici (ad esclusione dei vari Tevez, Llorente, Pirlo e Vidal) non ce li ha, eppure è riuscita a stracciare tutti i record presenti negli annali del calcio italiano imponendo il suo gioco, oltre che i risultati.

Merito del calcio italiano” tuona Don Fabio, “che oggi è un campionato scadente e non riesce nemmeno più ad allenarti per l’Europa“. Ma la domanda, a questo punto, è “Siamo sicuri che sia così?”, o meglio ancora, “Siamo sicuri che ai tempi di Capello il campionato italiano fosse così allenante per l’Europa?”, perchè a giudicare dai risultati proprio non sembrerebbe. E allora eccola qui la terza, sostanziale differenza tra Fabio Capello e Antonio Conte: il primo tenta di sminuire il lavoro del collega additando al calcio italiano l’etichetta di sport scadente (e scaduto), il secondo invece non si permette di domandare al suo predecessore più illustre come mai abbia preferito il calcio russo (che a onor del vero non ci ricorda il tiki-taka di Guardiola o il calcio totale di Sacchi) dopo il fallimento alla guida tecnica della nazionale Inglese. L’ex capitano della Juventus si è limitato solamente ad invitare gli altri a guardare in casa propria, specie quando i fatti parlano chiaro.

Eppure, a la “Domenica Sportiva“, gli illustri ospiti di Paola Ferrari hanno ritenuto oltraggioso il comportamento di Antonio Conte, reo di aver esagerato nella sua replica alle “normalissime considerazioni” di Fabio Capello. “Antonio Conte è un arrogante e vede nemici dappertutto“, asserisce il noto giornalista Marco Civoli, voce del trionfo azzurro ai mondiali del 2006, “Ci vuole più rispetto nel mondo del calcio, con la presunzione non si va da nessuna parte” aggiunge la conduttrice Ferrari, “Conte è un inopportuno, e non rimarrà nemmeno alla Juventus” profetizza Collovati.

Paola Ferrari

Ma secondo il metro di giudizio dei signori della DS, bacchettare un collega sostenendo di essere stato troppo intransigente (a causa del giorno di riposo negato dopo Verona-Juve, ndr) o peggio ancora svalutarne l’operato a causa della “poca competitività” del calcio nostrano, è forse meno “inopportuno” di una replica poco velata? Misteri del calcio.

Come biasimare Antonio Conte, allora, quando diserta le conferenze stampa pre-partita? Il suo atteggiamento filo Mourinhano (che poi tanto Mourinhano non è, perchè Mou ama vestire i panni del provocatore, lo Special One del Salento è quasi sempre il “provocato”) è forse l’arma più consona per difendersi dai fattori esterni che potrebbero intaccare l’equilibrio interno dello spogliatoio, variante su cui la squadra bianconera fonda i suoi successi. E poi, ultima (ma forse necessaria) deduzione: ma siamo sicuri che questi nemici che Antonio Conte vede dappertutto siano solamente immaginari?

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