Ex calciatori Inter, Totò Schillaci: la storia del cugino Maurizio, dalla Serie B alla droga

Salvatore Schillaci è diventato grazie ai Mondiali del ’90 il beniamino delle notti azzurre, serate passate ad inseguire un sogno che poi si è interrotto in Semifinale contro l’Argentina. Per lui due anni anche con la maglia dell’Inter, dal 1992 al 1994, con 11 reti segnate in 30 partite prima della decisione, per quei tempi incomprensibile, di andare a diventare l’ambasciatore del calcio Italiano nel Campionato Giapponese.

Schillaci Inter
Totò Schillaci con la maglia dell’Inter

Ma quello che non tutti sanno è che Totò non era lo Schillaci più forte: quello con il talento vero era suo cugino, Maurizio. Nato a Palermo nel 1962, esordisce con la maglia della sua città a soli 17 anni prima, di trasferirsi al Licata nel 1984, richiesto espressamente da Zeman. Segna 22 reti in 66 partite sotto la guida del Boemo, attirando le attenzioni della Lazio, allora in Serie B con la chiara intenzione di tornare nella massima serie, affidandosi ai piedi geniali di Schillaci. Si ritrova catapultato in una realtà completamente diversa, dalla provincia del Sud alla capitale, davanti a 60.000 spettatori. La fama, i soldi ma anche un infortunio mai curato realmente che ne rallenta l’esplosione. Dalla capitale torna al Messina, dove con suo cugino regala spettacolo, ma i problemi fisici gli impediscono di essere protagonista nel calcio che conta.

cugino Schillaci
Maurizio Schillaci, cugino di Totò

Scelte di vita sbagliate lo allontanano sempre più dal suo sogno e quando a 33 anni si ritrova a giocare nella Juve Stabia conosce la droga, l’eroina, la cocaina. Una carriera all’insegna anche del doping, come da lui stesso dichiarato (“C’è stato sempre. A me consigliavano di prendere la creatina, mi sono fidato dei medici. Era proibita, ma l’ho saputo dopo”) o del calcio scommesse (“Una volta me li hanno proposti. Giocavo nel Licata, a Casarano, lo dissi subito a Zeman. Mi disse di rifiutare. Poi finì 0-0, prendemmo 8 pali… Ma a volte le partite si decidono in mezzo al campo, parlando”). Ora Maurizio è senza lavoro e dorme per strada, nei treni ferma alla stazione, dopo aver lavorato per qualche mese nella scuola calcio di Totò, che ormai non sente più da tempo. Ha mollato perché non ce la faceva più a sentire le critiche della gente, “non porto mio figlio da chi si drogava” era quello che i genitori dicevano. Con le droghe ha chiuso per sempre, ma cancellare dalla testa delle persone l’idea che hanno di te è la sfida più difficile da vincere.

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