Giovanili Inter, Samaden: "Dobbiamo essere educativi"

Possiamo qualificarci come un’agenzia educativa, come può essere la scuola“. Interviene così sulle pagine de La Gazzetta dello Sport il responsabile delle giovanili dell’Inter, Roberto Samaden. Si affronta il binomio sport ed educazione e ancora una volta l’Inter dimostra di essere all’avanguardia. La tecnica vincente adottata dallo staff nerazzurro è quella di proporre, attraverso il dialogo, e non imporre. Sadamen ha presentato le numerose iniziative extracalcistiche delle quali i ragazzi di Interello sono protagonisti.

L’articolo della Gazzetta dello Sport spiega come per la società sia di primaria importanza l’educazione dei giovani. Se da una parte costoro hanno la fortuna di indossare la maglia di un club così prestigioso, dall’altra va ricordato che non tutto è facile come sembra. Il principale problema sembra essere quello della lontananza dalle rispettive famiglie, che nella maggior parte dei casi significa rinunciare ad un supporto fondamentale per la propria crescita e formazione.

Da questo problema, a Interello è nata l’idea dei cosiddetti mediatori, che intervengono nel momenti in cui questi ragazzi si trovano in difficoltà. Il loro compito è proprio quello di educarli. E per farlo, vengono organizzati incontri singoli o di gruppo per lavorare sulla sensibilità dei ragazzi e trovare una giusta soluzione ai loro problemi. Samaden ha ribadito l’importanza del dialogo, grazie al quale lo staff a disposizione della società ottiene sempre ottimi risultati.

Durante l’intervista, Samaden ha ricordato alcune iniziative tenutesi lo scorso anno. I ragazzi di Interello hanno incontrato i detenuti del carcere minorile Beccaria di Milano e hanno giocato con i giovani dell’Ospedale Niguarda, colpiti da disabilità fisiche. Ovviamente al centro degli incontri non si parla solo di sport. L’obiettivo è quello di affrontare tematiche anche complesse che possano servire per il futuro dei ragazzi. In questo modo le società vanno a ricoprire un ruolo educativo da affiancare alla scuola o alla famiglia. Perchè per diventare grandi calciatori, non serve solo il talento, ma anche la testa.

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