Grecia, campionato fermato da Tsipras per troppa violenza

Tante volte chi non ama il calcio, guardando gli scontri tra tifosi al telegiornale dice che bisognerebbe fermare tutto. Io da innamorato del pallone quale sono, ho sempre risposto che se analizziamo i morti e i feriti che ci sono in un intero campionato di calcio ci accorgiamo che sono meno dell’1% rispetto, ad esempio, a quelli causati da risse in discoteca (senza contare gli incidenti stradali del sabato sera che ne conseguono).

Lungi da me giustificare gli scontri negli stadi, ma c’è da dire che questi, come altri episodi da condannare, sono solo la trasposizione sul rettangolo verde o intorno ad esso, di ciò che accade all’esterno. Sono null’altro che l’immagine della società in cui viviamo. La violenza nel calcio è un problema sociale che va affrontato come tale

Vero è, però, che talvolta anche i limiti della tollerabilità, per larghi che siano in alcune nazioni piuttosto che in altre, vengono oltrepassati. Quando questo accade arriva il momento in cui bisogna fermarsi un attimo a riflettere e pensare che sia arrivato il momento di scrivere regole nuove. E’ ciò che è accaduto da noi dopo la morte dell’ispettore Raciti in Catania-Palermo, ed è quello che sta succedendo in Grecia in questi giorni.

Il Governo Tsipras, dopo gli scontri di domenica nella gara più infuocata del campionato greco tra Olympiakos e Panathinaikos, ha fermato la Super League a tempo indeterminato. La proposta parte dal viceministro dello sport Kontonis, che ha deciso di riunire tutte le parti in causa per ridefinire un disegno nuovo, capace di impedire che tutto ciò riaccada.

Tirando le somme, possiamo dire, che forse noi abbiamo perso un’occasione per cambiarlo sul serio il calcio, quando è stato il nostro momento. Vediamo ora se i nostri vicini di casa riusciranno a trovare una giusta soluzione al problema che magari possa dare anche a noi delle idee interessanti.

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