Intervista Oriali: "Il triplete di Mourinho è figlio anche del lavoro di Mancini"

Dopo lo scontro verbale a distanza tra Mancini e Mourinho, in seguito all’affermazione del tecnico italiano che ha detto che il portoghese ha vinto la Champions anche grazie a lui, e dopo la replica dello Special One, che ha rimandato al mittente tale dichiarazione, sostenendo di aver giocato solo con 5 elementi della squadra del Mancio, adesso arrivano le dichiarazioni di Oriali che, alla Gazzetta dello Sport ha voluto dir la sua.

Dell’attuale tecnico del Galatasaray, l’ex giocatore e dirigente nerazzurro ha affermato: “Di Mancio mi colpì subito la competenza. Fu lui a suggerire l’acquisto di gente come Maicon, Cambiasso, Julio Cesar, Stankovic. Garantiva che quei giocatori che costavano cifre normali avrebbero lasciato il segno nella storia dell’Inter. Roberto è un allenatore-presidente. Mette un mattoncino al giorno. Lo sta facendo anche nel Galatasaray dove ha appena fatto ingaggiare un talento come il brasiliano Alex Telles. Ha ragione a dire che il Triplete di Mourinho è figlio anche del suo lavoro”.

Oriali, dopo aver ricordato di quella volta che, dopo una sconfitta rimediata con il Cagliari, fu lo stesso Mancini a convincere Moratti a non esonerarloGarantendogli che avrebbe vinto lo scudetto. Non parlava per difendere la panchina o lo stipendio. Ne era convinto. Una sicurezza che contagia i suoi interlocutori”, ha poi raccontato un episodio simbolo dei suoi quattro anni in nerazzurro: “Ultima partita di campionato, Parma-Inter. La lotta per il titolo era ancora aperta. Mancio lavorò una settimana per recuperare Ibrahimovic, reduce da un infortunio. Gli parlava. Lo incoraggiava. Ricordo che quando, a partita in corso, decise di mandarlo in campo Ibra lo guardò fisso negli occhi e gli disse: «Ok mister, mi hai convinto, ora entro e segno un paio di gol». È come se Mancini avesse servito due assist a Zlatan. A proposito di grandi giocatori: Roberto è quello che ha gestito meglio Balotelli”.

Ovviamente, oggetto dell’intervista dell’ex Campione del Mondo con la nazionale italiana, è stato anche l’allenatore portoghese. Su Mourinho ha detto: “Sembra un uomo di ghiaccio, invece l’ho visto piangere dopo la vittoria in Champions. Noi stavamo partendo per tornare a Milano, lui aveva un appuntamento con il Real Madrid e, davanti al pullman, non riuscì a trattenere le lacrime. Mourinho ha le sue debolezze, ma preferisce nasconderle”.

lele oriali

Se il punto di forza di Mancini, per Oriali, è “la ricerca della qualità”, quello dello Special One è “Creare il fortino. Chi è dentro è coinvolto al 110%. Nella finale contro il Bayern ero sicuro che avremmo vinto perché loro in campo erano in undici, noi in trenta. Insieme a Sneijder, Zanetti e compagni c’erano anche le riserve, i componenti dello staff tecnico, i medici, i massaggiatori”.

Non poteva mancare un ricordo dello storico Triplete: “Un mese prima Mou mi disse: «Lele, noi faremo la storia». Ne era sicuro. E convinceva tutti. La sua frase ricorrente era: «Andiamo in cima al mondo». L’ultima volta che l’Inter aveva vinto la Coppa dei Campioni c’era ancora la televisione in bianco e nero”.

Su due dei giocatori simboli dell’Inter di Mourinho, Eto’o e Sneijder, e del loro rapporto con il tecnico portighese, Oriali ha detto: “Mou convinse Eto’o a fare anche il terzino. Alla fine Samuel quasi si divertiva a fare quel ruolo. Incredibile. Ora nel Chelsea lo ha riportato in attacco. Mourinho entra nella testa dei giocatori. Li fa innamorare […] Una volta disse a Wes «Ti vedo stanco, vai tre giorni al mare con tua moglie». Wesley pensava a uno scherzo. Invece era tutto vero. Sneijder andò tre giorni in vacanza a Ibiza e quando tornò ricominciò a fare miracoli. L’olandese disse: «Sarei pronto a uccidere e a morire per Mou». Lo Special One ha restituito al calcio il miglior Sneijder. Vi ricordate che nel Real andava spesso in panchina. Anche Mancini è innamorato di Wesley”.

Infine, sulle possibilità di un ritorno all’Inter di Mourinho, Oriali ha affermato: “Lui è un romantico. Voleva tornare al Chelsea ed è tornato. Un giorno lo rivedremo sulla panchina dell’Inter”.

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