La Repubblica, Ancelotti: "Tornerei in Italia solo per il Milan"

Il Milan e Carlo Ancelotti hanno instaurato nel tempo un legame che, nonostante la distanza e i diversi cammini intrapresi, rimane indissolubile. La loro storia è una storia vincente che racconta di grandi successi e innumerevoli trofei conquistati nel mondo, una storia che non può essere dimenticata e che li ha uniti per sempre. Così non c’è da stupirsi se l’attuale tecnico del Real in un’intervista a La Repubblica confessa: “Se tornassi in Italia sarebbe solo per allenare il Milan”. 

Otto stagioni, d’altra parte, non possono essere cancellate e, sebbene il Milan di allora non era lo stesso di quello attuale, Ancelotti non sembra aver nessun dubbio, le crisi nel calcio ci possono essere e superando quelle si può ripartite con una consapevolezza e una forza maggiore: “Quella di Milano è una crisi transitoria. Il Milan tornerà a pensare in grande. Berlusconi, così come Perez, ha un vantaggio: è da sempre tifoso dei rossoneri. Altri, come Abramovich al Chelsea e Nasser al PSG, sono diventati tifosi dopo aver acquistato il club”.

Da giugno sulla panchina del Milan c’è Pippo Inzaghi che, come dichiarato in diverse interviste, segue come modello proprio Carlo Ancelotti, nella stagione precedente era stato un altro ex giocatore del tecnico romagnolo, Clarence Seedorf, a guidare il Diavolo dopo l’esonero di Allegri: “Non avrei mai pensato a Inzaghi, Seedorf e Gattuso allenatori. Se diventeranno importanti e hanno preso qualcosa da me ne sarei contento. Arrivare in una squadra a stagione in corso è la cosa più difficile e Clarence ha cercato di incidere in un ambiente che faticava ad accettare il cambiamento. Auguro a lui come agli altri – conclude Ancelotti il mio stesso fiuto nelle scelte”.

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